Recensioni

7.2

Dopo il più che riuscito esperimento di Kevin Drew con Spirit If…, , è adesso il turno di Brendan Canning e Something For All Of Us, secondo capitolo della serie Broken Social Scene Presents…. L’idea dei canadesi, lo diciamo subito, si conferma di nuovo valida: un album solista che poi tanto solista non è – dal momento che, chiunque sia a prendere il timone, l’artefice principale resta sempre quella meravigliosa creatura proteiforme chiamata Broken Social Scene, che ormai ben conosciamo e apprezziamo.

Detto ciò, dal confronto con l’episodio precedente emerge anzitutto la dualità fra gli autori: le eclettiche e caotiche nevrosi indie-rock di Drew lasciano spazio ai monoliti shoegaze di Canning (le nostalgie My Bloody Valentine della title track e Hit The Wall), altresì capace di introspezioni intimiste e sognanti (la collisione Elliott Smith vs Flaming Lips di Snowballs & Icicles, le nebbie Big Star di Chameleon e Been At It So Long, la brumosa e dreamy elettronica-giocattolo di All The Best Wooden Toys…) quanto di virate verso lidi inattesi (la wave disco seducente alla New Order di Love Is New).

Marcate le differenze (o meglio, sottolineate le sfumature), quello su cui non restano dubbi è la solidità del terreno su cui poggia, ancora una volta, l’impalcatura; il marchio di fabbrica del collettivo è infatti fieramente rivendicato in cose come Churches Under the Stairs, che pare uscita da You Forgot It In People, o in un apocrifo Sonic Youth/Blonde Redhead come Possible Grenade. Inutile quindi dire quanto la reale grandezza dei BSS consista nella (pressoché perfetta) miscela delle varie componenti, ogni volta uguali e ogni volta diverse – qui si registrano i contributi di James Shaw dei Metric, Amy Millan degli Stars, Liam O’Neil degli Stills, e soprattutto Lisa Lobsinger degli Apostle Of Hustle, la cui voce spadroneggia in Antique Bull. Insomma, l’avrete capito: questi signori hanno fatto un – altro – gran bel disco, confermandoci di aver trovato la formula magica per il perfetto album indie rock. Continuassero così all’infinito, non ci dispiacerebbe neanche un po’.

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