• Set
    01
    2007

Album

Arts & Crafts

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Gran bel regalo al mondo i Broken Social Scene, con la loro attitudine “post” applicata a un pop perennemente in transito dall’estatico al roboante, fotografato sul filo dell’epica e giunto fin qui miracolosamente salvo. Un ensemble aperto che si ridefinisce a ogni progetto, assemblato attorno al nucleo fondante Brendan Canning –  Kevin Drew con le persone di volta in volta più adatte a realizzare le loro visioni. Membri di Dears, Stars e Do Make Say Think sono passati e stanno tuttora tra le loro fila, da dove peraltro Leslie Feist ha spiccato il volo che sappiamo. Dopo un terzo album eccellente e risolutore, la nuova mossa è spiazzante: nel primo episodio di una serie in cui i membri affrontano ogni lavoro come fosse un disco solista, Kevin si incammina circondato da ospiti prestigiosi e dal pedigree eterogeneo come J. Mascis, Scott Kannberg e il conterraneo rocker da FM Tom Cochrane.

Se per quanto concerne l’approccio metodologico nulla è di conseguenza cambiato, l’umore appartiene ad altre latitudini: limitati i crescendo e la potenza strumentale ad eccezione di Back Out On The…, elastico hard venato glam e potenziale outtake di Telepathic Surgery, le canzoni – epidermiche ma affilate come sempre – ora si velano di nostalgia, si accostano alla psichedelia pastorale che apparteneva ai Flaming Lips o al circolo Elephant 6 (Aging Faces/Losing Places, When It Begins). Il passo ulteriore, tuttavia, è congegnarle spesso come delle  scatole cinesi, pensate da dei dEUS vestiti pastello come per la dolce Safety Bricks. Spunti sonori interpretati con la giusta dose di carattere, che la solarità tortuosa di Big Love si premura di unificare collocando l’insieme in un spazio non minacciato da scopiazzature. Contribuisce alla riuscita anche un ricorrente, meditativo e quasi inafferrabile stupore, come se a cimentarsi con la mistura di cui sopra – sposata per Lucky Ones a magnificenze Boo Radleys – ci fossero gli stupefatti e un po’ cinici personaggi del Coupland di Generazione X. Maturati gli ascolti, in un lavoro che colpisce dopo qualche ascolto si impongono la calligrafia per nulla scontata di Drew e la cura per l’arrangiamento, dettagliato ma privo di artifici: F-ked Up Kids sfoggia parentela malinconica con Shoreline; Tbtf evolve rimasugli acustici dentro tensioni subliminali; Gangbang Suicide si stempera a colpi di volute melodiche e Frightening Lives è il kraut-pop wave che avrebbero fatto i Grandaddy seinnamoratisi di Low: una corsa in tangenziale a piena velocità nella notte al neon, i finestrini abbassati e il controllo totale sull’ebbrezza. Chiude con perfetta circolarità Bodhi Sappy Weekend, marcetta felicemente indolente quanto una domenica primaverile trascorsa a osservare le nuvole.

Con la qualità che offre a piene mani, Spirit If… spedisce al tappeto qualsivoglia congettura sulla propria condizione di “nuovo album” o estemporaneo “divertissement” della band canadese. A prescindere dal versante che affronterete, vi troverete comunque tra le mani uno dei più riusciti album “indie pop” dell’annata: da maneggiare con ogni cura del caso,  perché cosparso ad arte di trappole e meccanismi a orologeria.

1 Settembre 2007
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