• gen
    01
    2000

Album

Bar La Muerte

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“Due macchine e un frontale.
Chi ha commesso l’infrazione
Mi lamento a colazione.
E mi salva il tramonto”
(da “Quante Menate Che Mi Faccio”)

La prima gratta è un album folk come non se ne sentivano
da anni in Italia, anzi forse è la prima raccolta di canzoni
solitarie a sprizzare noia giovanile dopolavorista apolitica
mai apparso. Ventuno schizzi in souplesse, scritti in provincia
di sabato mattina e cantati in italiano tra i corridoi di una
scuola, come alla mensa. Ventuno bozzetti più o meno volutamente
incompiuti che esplorano umori sgorgati lì per lì tra
una becks mentre quattro ragazzi giocano a pallone nel cortile
che dà sulla fonderia. Un crogiolarsi perdente nella risacca
del profondo Nord che si pone come dimesso contraltare ai sogni
di rock’n’roll, alle emozioni sbandierate, alla voglia di urlare
la nostalgia del passato in un mondo che corre veloce.
Il Bugo …pare di sentirlo nominare dai colleghi alla pausa lavoro, pare
di vederlo bighellonare per le strade, o al sabato mattina a fare la spesa
coi soldi della mamma. Bugo, maschera del giovane non produttivo, non arrivista,
che si etichetta per negazioni, proprio come si fa comodamente in paese con
coloro che dentro le regole non ci stanno (ma che neanche danno troppo fastidio).
Addio alle canzoni di una volta. Addio a Guccini.
Bugo col record di staticità, squattrinato al bancone marrone del bar
colla saletta videogiochi a fianco, nella realtà dove tutto gira veloce,
anche se, valà, da alcune parti, niente si muove veramente.
Bugo che accetta l’alienazione dello status quo e un certo Cristiano che abbandona
la vita operaia e si trasferisce a Milano. Bugo che non fonda nessun partito.
Cristiano che non abbraccia convinzione alcuna.

Bugo che cerca d’uscire dalla linea mediana dell’omologazione con
lunghe ore di sonno: giovane dopo lavoroferroviario colla pressione ai minimi
storici, forse viziato, forse boh. Cristiano specchio solitario di un lasciarsi
andare mascherato da una goffa goliardia che è di branco. Campestre.
Lontano dai riti del bar. Non sportivo. Immune al tifo delle curve.
Bugo figlio di papà, hobo solitario che guarda al blues e che rischia
di essere troppo forte per alcuni lì a Roma. Ci va vicino. Lo salvano
l’odio dei buontemponi e dalle mamme, dalle ragazze e dai ragazzi ah yeah.
Bugo ex-lavoratore. Cristiano giovane, ma non giovanilista. Qualunquista nel
senso del qualunque. Punk nel senso del valium.

Bugo anni ’90 non raggiungibile al Motorola a saponetta, che colle donne non
ne può più, che non deve dimenticare questa città ma se
ne andrà sapendo che non cambierà. Bugo cinico in campagna come
in città, potrebbe andare meglio. Bugo acustico colla chitarra, elettronico
con gli elettrocazzi. Bugo Dylan colla fisarmonica, e in garage colla motosega.
Revisione. Ralenti. Cingolato. Distorsione. Una ppausa. CCConfusione. RRew
inddd.
Quante menate! Lla prossima volta si prova col lambrusco. O ne volete ancora?

1 Gennaio 2003
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album

Bugo

La Prima Gratta

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