• feb
    01
    2012

Album

Hyperdub Records

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Improvvisamente il sound di Burial sembra rispondere ad un disegno più grande. Quello che nel ménage à trois con Four Tet e Thom Yorke poteva sembrare eccessiva remissività verso il carisma dei coprotagonisti e che nello Street Halo EP appariva per certi versi come timida aderenza a quanto già espresso in Untrue, in Kindred sembra diventare una consapevolezza superiore: finalmente anche Burial sembra aver assorbito le nuove affinità dell'era post- e riesce ora ad esprimerle come qualcosa di personale, rielaborato ovviamente alla luce della malinconia introspettiva che da sempre caratterizza il producer di casa Hyperdub.

Con questi presupposti sì, si può tornare a camminare a testa alta. L'affiancamento a certe movenze dancey stavolta appare nettamente più organico, proprio perché adesso sono entrate a far parte in pieno del contesto produttivo di Sir William: Loner in questo senso è intelligente, perché quella cassa in quattro la lascia felpata, sorniona, a dare un vigore ovattato (quasi fosse non un'esperienza ma il ricordo di un'esperienza house) all'incedere 2-step che rimane comunque l'habitat naturale dell'estetica burialiana, rinvigorito volentieri da inserti space e vocalizzi speziati. Stessa cosa accade in Ashtray Wasp, ma in modo ancora più deciso, coi 4/4 che saranno anche meno in vista ma sono comunque protagonisti sul resto (ascendendo perfino all'altare deep nei 4 minuti finali), mentre i campioni vocali si riavvicinano al sentire post-dubstep di Jamie XX e Sepalcure.

Stile tra le righe che guarda tanto alla house quanto al 2-step. Sulla carta saremmo vicinissimi a George FitzGerald, se non fosse che Burial mantiene ancora quell'oscurità introversa che non è un retaggio dubstep classico, ma la vera componente emozionale propria dell'artista: un mormorio di angeli e demoni interiori che torna ad essere esplicito nella titletrack, un pezzo alla maniera di Untrue, a conti fatti il brano più aderente al Burial-sound storicizzato (che rimane ancora la direttrice più influente del soulstep di ieri e di oggi).

Il sound è sempre più reticente ad esser collocato dentro al continuum dubstep (nonostante sia tra gli artisti più amati di quel pubblico) e l'artista continua ad andare avanti guardando sempre soltanto a sé stesso. Un'autoreferenzialità imposta che a tratti può essere un limite (quando si scopre ad una certa staticità sonica) e a tratti un'opportunità (carattere unico e genuino, ora anche in grado di rivelare la propria naturale evoluzione). Certo, resta il fatto che per confermare lo status di colonna del suo genere il ragazzo avrebbe dovuto tirar fuori l'album già due anni fa e ormai è stato scavalcato da nuove leve e vecchie volpi. Un tempismo mancato che alla lunga rischia di minare la credibilità dell'artista. Però è Kindred la prima immagine compiuta e consistente dell'atteso passo avanti dopo gli album, e solo ora Burial sembra maturo per tornare a lavorare ad un nuovo full-lenght. Personaggio autorevole e trendmaker di peso o semplice outsider estemporaneo (benché di lusso)? Staremo a vedere.

13 Febbraio 2012
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