• Gen
    01
    2008

Album
30

Cooking Vinyl UK

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Chi l’avrebbe mai detto che lo slogan “No Future” potesse presagire un eterno presente? Sono passati tre decenni dal Big Bang del Punk inglese, e ritroviamo i protagonisti di quei giorni intenti a reiterare le pose che più li rappresentano, immobili in un gesto, come statuine di un presepio rock. Ecco Mick Jones che si rimbocca le maniche, i Sex Pistols a caccia di insulti e bei soldoni, Howard Devoto che se ne sta in disparte.

I Buzzcocks, come hanno sempre fatto, mettono in primo piano le canzoni. Le stesse canzoni che alla fine degli anni ’70 trasformarono in musica l’urlo muto d’ogni cameretta, ripetendo a ogni ragazzo le sue stesse domande. Voglio solo un amore qualunque, e invece che cosa mi tocca? Ti sei mai innamorato di qualcuno del quale non dovevi innamorarti?

30 è la registrazione di un concerto tenuto dai Buzzcocks a Londra nel 2007, in una delle tappe del tour celebrativo de i trent’anni passati dal loro EP d’esordio, Spiral Scratch. Tanti classici e pochi pezzi dagli album più recenti, brani che naturalmente non fanno nulla per suonare nuovi. A sentire una simile selezione, ci si può dimenticare facilmente del fatto che Pete Shelley abbia sentito il bisogno di esplorare il mondo dei suoni elettronici già nei primi anni ’80 (col controverso album Homosapien), e che sia tornato in tali territori anche di recente, con il progetto shelleydevoto, inattesa reunion con il vecchio compagno di musica. Tale insistenza sul passato fa capire come a Shelley e ai suoi non dispiaccia affatto il revival, come abbiano trovato nella semplice gioia di riproporsi la chiave per vivere la propria paradossale condizione di Miti del Punk, di icone dell’iconoclastia.

Ho avuto il piacere di vedere i Buzzcocks dal vivo nel loro ultimo tour in Italia, ed effettivamente è stato un gran divertimento osservarli riproporre sé stessi con tanta energia e devozione verso il pubblico, avere la possibilità di studiare dal vivo lo sfacciato ghigno di Steve Diggle e la timidezza orgogliosa di Pete Shelley. Le canzoni, divenute ormai in gran parte degli standard, suonavano però come semplici ricostruzioni, prive della vitalità che avevano agli esordi (potenza che gli album originali ancora custodiscono). Il passaggio dal palco al formato CD le indebolisce ulteriormente, ed è difficile pensare a questo bootleg ufficiale come a qualcosa di più di un souvenir destinato al pubblico presente ai concerti.

Nella tracklist di 30 non ci sono sorprese. Nell’arco di 28 brani c’è spazio per tutti i grandi classici, da Orgasm Addict a Boredom, e quasi ci si stupisce per l’assenza di Everybody’s Happy Nowadays. Il momento migliore ci viene regalato dall’unica anomalia, i cinque minuti di Moving Away From The Pulsebeat, che già nel 1978, nell’album d’esordio Another Music In A Different Kitchen, ipotizzavano una via di fuga dai suoni e dai riti dell’ortodossia punk.

Fuori dalle quattro mura della propria leggenda si respira meglio. I Buzzcocks lo sanno bene. Ma lasciamoli brindare, per ora, lasciamoli soffiare sulle candeline mentre si godono la cifra tonda, neanche fossero i Pooh.

2 Marzo 2008
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