Recensioni

Dalle mie parti si dice “invitare la lepre a correre” quando fai a qualcuno una proposta che gli si addice particolarmente. Nel caso dei Calibro 35, affidargli la colonna sonora di una pellicola pulp del collettivo Drop Brothers significa intrappolarli nel cuore della propria ossessione, provocarne l’estro col profilo turgido del cannone puntato alla tempia. Il quintetto l’ha presa così bene da escogitare una prassi produttiva particolare, eseguendo le musiche col film proiettato sullo sfondo, come usavano fare le mitologiche orchestre del cinema italiano anni Sessanta. Soprattutto, ci ha dato dentro superando per intensità quello che sembrava già ottimamente profilato nel precedente Ogni riferimento a persone esistenti o a fatti realmente accaduti è puramente casuale.
La calligrafia di morriconismi, languori lounge, psych amniotica, surf rubicondo e funk duro si esalta in questa copula di celluloide e polvere da sparo, tanto da non avere bisogno del proiettore per brillare di luce – ebbene sì – propria: sentire per credere la tostissima Notte di violenza, la sinuosa Erotismo, la suggestiva Tema di Blue, la travolgente Prologo o le insidie impressioniste di Tensione (benedetta dal violino di Rodrigo D’Erasmo). Da segnalare l’escursione hip-hop di Sbirri! (Remix) – a cura di DJ Aladyn – nonché le due tracce cantate, una Don Vito che rende cruda la romanza napoletana (per la voce sanguigna di Francesco Forni) e l’azzeccata cover di Ragazzo di strada affidata ad un Manuel Agnelli adeguatissimo alle circostanze, come del resto la celebre canzone dei Corvi.
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