• Ott
    31
    2014

Album

Sony Music Entertainment, Columbia Records

Add to Flipboard Magazine.

Più di un miliardo di streaming, dieci milioni di ascolti per una sola traccia, nove hit al primo posto della chart britannica, 16 award, ma soprattutto un conto in banca che supera i 46 milioni di dollari nel solo 2014. Questi i numeri da capogiro di Calvin Harris, che torna, a due anni di distanza da 18 Months con il quarto album Motion (i primi due erano Ready For The Weekend e I Created Disco). Il deus ex machina dell’EDM – quest’ultimo ritenuto da gran parte della nicchia il genere cancerogeno per eccellenza, che va a cozzare troppo violentemente con una certa visione dell’elettronica vista come culto da custodire con gelosia – fa esattamente il disco che ci saremmo aspettati. E poche cose sono noiose come ascoltare un lavoro di cui già si sa tutto ancor prima di schiacciare il tasto “play”. Certo, Harris è funzionale al tipo di pubblico che ha intenzione di colpire, e riesce benissimo nel suo intento.

Quindici pezzi strutturati esattamente come devono essere, con vari step all’interno della singola traccia che si susseguono senza sosta, come fossero tutti fatti con lo stampino. Tanto che essere Calvin Harris sembra non essere poi così difficile: basta chiamare la superstar di turno – che sia Gwen Stefani (Together) o Ellie Goulding (Outside) – come vocalist di prestigio, iniziare la traccia con i classici synth estatici (Blame), entrare successivamente in territori di progressione commercial house (Love Now), sparare a tutta il drop che ti fa alzare le mani (Under Control), e ricominciare il giro. Capita anche che entri in studio qualche produttore a dare man forte (R3hab, Ozacan), nonostante l’apporto rimandi sempre allo stesso identico risultato, con pacchianissimi bassi trap che neanche i peggiori Major Lazer, di certo tra le portate principali nelle migliori (?) discoteche del mondo.Viene anche chiamato il nome underground, in questo caso le HAIM: l’impressione è che la collaborazione farà più comodo alle tre sorelle, che magari avranno l’irripetibile occasione di allargare il loro target.

Mai una novità, mai una sorpresa, mai una volontà espressa di provare a spingersi più in là, e anche quando sembra esserci un guizzo nei bassi acidissimi di Slow Acid in zona Gesaffelstein, tutto si dissolve senza neanche il tempo di accorgersene, quasi fosse un semplice incidente di percorso. Un disco che sicuramente renderà felici i centinaia di migliaia di fan e accrescerà la già immensa fama del musicista; il qui presente continuerà ad essere oggetto di denigrazione da parte degli elettrofili più esigenti, ma è difficile che gli importi qualcosa. D’altronde come biasimare Harris, con il successo planetario che ha? Il ragazzo è furbo, e in questo momento storico non fa nient’altro che cavalcare l’imponente onda da lui creata, surfando sulla tavola con destrezza e sicurezza. Sperando che la terraferma arrivi più tardi possibile.

13 Novembre 2014
Leggi tutto
Precedente
Beatrice Antolini – Beatitude Beatrice Antolini – Beatitude
Successivo
HAERTS – HAERTS HAERTS – HAERTS

album

album

album

artista

recensione

recensione

recensione

recensione

artista

Altre notizie suggerite