Recensioni

Con Boy, Carla Bozulich arriva al terzo disco a proprio nome, dopo una lunga e avventurosa carriera culminata negli album a nome Evangelista, tra il 2008 e il 2011. L’album che l’artista newyorkese definisce “pop”, lo è nella misura in cui lo si confronta al totale della sua carriera artistica, improntata principalmente alla sperimentazione e alla reinvenzione di generi.
Trattasi di brani molto brevi nel formato canzone, scritti per la maggior parte e suonati dalla musicista, la stessa che ha curato anche l’artwork con il prezioso aiuto e input creativo del polistrumentista e compagno di vita John Eichenseer (alias JHNO) e le ritmiche dell’italiano Andrea Belfi. E’ un art pop obliquo, tra chitarre, droni e percussioni, con dissonanze e accenti che rimandano al passato prossimo di Evangelista, e quella voce straziata e drammatica; brani al servizio del cantato e recitato di Carla (Don’t Follow Me) che sanno farsi lirici e commoventi (Drowned To The Light), atmosferici e drammatici (Gonna Stop Killing, Deeper Than The Well, Danceland), ridotti all’osso come Lazy Crossbones e What Is It Baby, narrativi come la quasi strumentale chiusura di Number X.
Boy è in fin dei conti una ottima rappresentazione delle stratificazioni sonore e personali che un’artista poliedrica come Carla Bozulich ha attraversato; è ancora e soprattutto una personale esorcizzazione dei fantasmi e una dichiarazione intensa e sincera della sua poetica.
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