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7.4

Il manifesto artistico del progetto Carnera, nato dalla costola più oltranzista della band new wave italiana Siegfried, si presenta diretto e conciso come le sonorità che porta con sé: differenziarsi dalla massa, senza essere etichettati in una “scena” italica sotto la cui pelle brulica invece l’”elettromeccanica” fautrice di bellezza rumorista di un act appena nato ma dalle idee più che chiare.

Formato dal chitarrista dei Siegfried, Giovanni Leo Leonardi (alle composizioni), e da Simone Poletti (il lato artistico e visuale), il progetto debutta con la Strategia Della Tensione il primo gennaio del 2015, con al mastering Yvan Battaglia dei Les Champs Magnétiques. La mossa, tesa al rovesciamento di qualsiasi stilema o etichettatura in seno ad una scena che rischia di diventare sempre più elitaria e snob, suona come un connubio di marzialismi vibranti che tutto scuotono, elettronica oscura dalle tinte pop e spargimenti rumoristici fatti di stridori chitarristici utilizzati non per infastidire, ma per aumentare la bella tensione evocativa che permea il manifesto di debutto. Un disco che vuole svegliare le masse da un torpore troppo spesso accomunato alla normale esistenza, con forti provocazioni alla Laibach e Disciplinatha.

Per una buona mezz’ora vaghiamo in una costante ed oscura atmosfera cupa, nella quale si fa strada una tensione sempre più palpabile, segnale di attacco imminente, di preparazione alla guerra anarchica del colosso Carnera verso tutto e tutti: un’avanzata inesorabile che spaventa e disorienta i nemici, attraverso industrialismi marziali vorticosi ed occludenti dall’ipnotico percorso ritmato: un terremoto atto a sradicare le solide basi di ogni convinzione (Attaccheremo All’Alba/Rivelazione; L’Ora è Giunta; Strategia Della Tensione), assieme a momenti più ispirati debitori verso l’IDM più oscura e fascinosa, come la splendida A Lume Spento – che sembra composta dai The Orb – cupa poesia ritmata su soffi vorticosi di chitarra elettrica e campionamenti vocali, o un’ “ambientronica” vibrante e cervellotica (Cortina Di Ferro).

Nella triade conclusiva, è prima il più anarchico tra gli attori, Carmelo Bene, a far sentire la sua voce in Ophelia, tra sterminati campi elettrici noise e il vibrato percussivo oramai perenne compagno di viaggio; infine, il doppio manifesto nel manifesto di un act potente come Carnera, diviso tra la rivelazione di un nuovo credo espressivo ed artistico a cui aggrapparsi come l’Elettromeccanica Italica ed un invito a dichiarare guerra a tutto ciò che si oppone a questo progetto gigantesco nella sua semplicità.

Nella versione fisica in uscita per Old Europa Café troviamo in aggiunta cinque bonus track: I Am Flash, che inserisce nell’organico un’eterea voce femminile; L’Inverno Del Nostro Scontento, pezzo dall’andamento techno sotto la cui superficie increspata si odono i versi di Shakespeare tratti dal Riccardo III; For The Death Of Beauty, chiaroscurale nella sua liaison tra percussioni vibranti e pianoforte malinconico; Narcissus Race, remix kraftwerkiano del pezzo dei Deviate Damaen, ed infine No Chance, fumosa marcia percussiva tra le nebbie di un campo di battaglia.

Populista e tiranno, liberatore e carnefice, carismatico e terrifico, possiamo solo chinare la testa e riconoscere la schiacciante vittoria di un act portatore di un terrorismo della bellezza visual-musicale, quest’ultima inculcata con le buone e con le cattive nelle menti intorpidite del popolino e dei potenti.

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