Recensioni

A quasi un anno dalla performance live al Roundhouse di Londra (all’interno del festival della Mute Records), Chris & Cosey (o meglio Carter Tutti) tornano sugli scaffali con la neo-compagna di viaggio Nik Colk Void e licenziano la testimonianza del percorso a tre intrapreso.
Transverse è un pachiderma elettronico che si muove a passi svelti verso un industrial ipnotica in cassa dritta e potenzialmente infinita, disturbata da tastiere ed emblemi del rumore sintetico. Il dialogo con la Void (che viene dall’esperienza Factory Floor ed è abituata ad avere a che fare con gente che dell’oggi avant rumorista ha messo alcune basi, vedi Suicide o Rhys Chatham) sembra scongiurare le scelte ambientali che il duo ha esplorato negli ultimi anni e ci fa tornare alla mente gli ultimissimi live set Throbbing Gristle (ricordate la pantomina senza Genesis?), prima della tragica dipartita di Sleazy Christopherson. Ossia, techno minimal androide rotta da perturbazioni noise ma sostanzialmente ancorata a un’idea di crescendo che non si avvera mai (V 3) o a una scorribanda spaziale malata – curiosamente vicina agli esperimenti di coloro che, nei primi Ottanta, usavano le macchine semplicemente per fare musica elettronica (Cabaret Voltaire su tutti), mentre i Throbbing erano quattro galassie più avanti.
Stupefacente la qualità di registrazione dei quattro capitoli su cinque presi dal vivo (proprio nell’occasione londinese di cui sopra) e notevole la calibrazione in studio dell’unico pezzo rielaborato dai tre fuori dal live (V 4 Studio (Slap 1)). La qualità è molto alta, il mestiere anche. Dobbiamo tuttavia accontentarci di questo, non che sia poco, ma di certo niente che sposti coscienze e immaginari.
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