• giu
    01
    2015

Album

Dischi Obliqui

Add to Flipboard Magazine.

Abbiamo detto molto dei Casa e della produzione ormai abbastanza cospicua della band vicentina. Dalla loro c’è un’insistenza rara sul proprio percorso, impermeabile a hype e colori passeggeri. I Casa hanno sempre cercato di trovare una “forma narrativa breve” discografica, quella cosa che normalmente si dice canzone. Ecco che però, se dico canzone, apro connotazioni che portano immediatamente fuori strada…

Nella teoria delle catastrofi si chiama sintesi disgiuntiva: quel punto tra due polarità che appartiene a entrambe, la via di mezzo che unisce eppure divide. In altri momenti – come nell’ottimo Vita Politica dei Casa – la sintesi pendeva verso l’accessibilità. Qui l’atteggiamento è decisamente più maturo, ragionato, colto, solipsistico anche. Forse è snob pensare che vada bene così, ma qui c’è una questione che fa la differenza: in My Magma, al di là dei riferimenti citati dai diretti interessati (John Oswald, Coleman, Zappa), ci sono idee, oltre che complessità.

Il registro a volte (Tacet) è vicino a Chicago Underground Duo e Rob Mazurek; c’è teatralità, ma non per coprire l’inefficienza musicale, come a volte a qualcuno accade; altrove si citano tenzoni tra strumenti (il basso Tuxedomoon-iano e i fiati di Ouverture Mandela) che creano allestimenti, più che arrangiamenti: mostrano scenari che vengono dal rock e dal jazz contemporaneamente, e chiaramente dalle avanguardie. La band trova continuità con quelle sperimentazioni che negli anni Novanta portarono in là l’etichetta di post-rock (In nuce), fino a farla svanire nell’avanguardia e nella composizione a frammenti (Petrolini). In generale i Casa trovano posto nei solchi tracciati in quel periodo in cui si facevano girare i neuroni e non si perdeva tempo a inseguire qualcosa o a scimmiottare qualcuno. Una sintesi non solo tra canzone e composizione, ma anche tra Settanta e Novanta, perché chiaramente c’è contiguità di approccio tra quei decenni.

La canzone più lineare è un blues di derivazione atonale (Blues degenerativo). Ed è emozionante. Per concludere (La zuppa con il coltello), ci si avvicina al tanto amato Morton Feldman e al mondo degli anni ’50 degli sperimentatori americani. Si coglie una direzione: verso la musica gestuale e pittorica che sospende il tempo. Staremo a vedere nell’ottava testimonianza.

4 dicembre 2015
Leggi tutto
Precedente
Transmissions 8, Ravenna, Bronson, Almagià, 26-29 novembre 2015 Transmissions 8, Ravenna, Bronson, Almagià, 26-29 novembre 2015
Successivo
Le1f – Riot Boi Le1f – Riot Boi

album

artista

Altre notizie suggerite