Recensioni

7.3

Cate Le Bon, gallese di Cardiff, amata e sponsorizzata dal sempre caro Gruff Rhys, torna a tre anni dal debutto Me Oh My con un sophomore che ha tutti i numeri per farle guadagnare hype ed airplay. Stilisticamente è una mistura psych-pop non meglio definita, sembra un po' la Nico tenera e marmorina dei primi lavori, una cuginetta spartana degli Stereolab e un avatar campestre di Goldfrapp, capace di disimpegnarsi come un pesciolino languido nell'acquario asprigno Yo La Tengo tra svenevolezze camp e ghigno insidioso Velvet Underground. Una roba che non starebbe in piedi senza una sapiente dose di teatralità, ben costruita su pochi significativi elementi (tastiere vintage, chitarrine ruvide e uggiosette, percussioni basali, qualche tamburello e un paio di ottoni) su cui la voce spennella rapimento flemmatico e vellutato, tutta una sensualità differita che non sai bene quanto attribuibile all'inguaribile estro melò, ad uno stato post-coitale permanente o alla voglia di alludere l'altro-da-sé psichedelico.

Soprattutto, Cate sa iniettare sostanza nei siparietti retronostalgici, sbriglia una scrittura a fuoco basso che però raggiunge quasi sempre il punto di cottura, vedi le particelle elementari garage di Falcon Eyed, il french touch sperso e lineare di Fold The Cloth, l'eleganza 70's indolenzita di Through The Mill, il tiepido lirismo quasi Jolie Holland di Greta ed il caracollare bradipo della title-track. Per rendere imperdibile questo CYRK basterebbe però soltanto la fibra dreamy impalpabile/implacabile di Ploughing Out, divisa in due parti, la prima che spalma palpiti e malanimo Fifties degni della penna d'un M Ward, la seconda che imbizzarrisce garage-jingle come i REM più irsuti o una versione fauvista (con tanto di sax primordiale e organo patafisico) dei già citati Stereolab.

In questi tempi affamati di figure femminili raffazzonate macinando immaginario fatale a grana grossa – tanto per citarne una a caso, Lana Del Rey –  questo disco è un piccolo prodigio di scostante e aggraziata raffinatezza su cui vi auguriamo di inciampare.

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