PREV NEXT
  • apr
    21
    2017
  • apr
    05
    2017

Album

Add to Flipboard Magazine.

Il discorso teorico che sta alla base di Patterns Of Consciousness è al tempo stesso ambizioso, affascinante, e forse quasi impossibile da raggiungere. La Barbieri si addentra con sicurezza nel complicato reticolo delle trame connettive con cui l’ascoltatore percepisce la realtà, decodificandola, cercando di indagare la qualità del momento in cui una sia pur minima variazione della ripetizione innesca un’alterazione della percezione del suono e della melodia, della prospettiva che ciascuno di noi si fa mentalmente di essa. Da un lato, siamo in un territorio simile a quello del vecchio gatto di Schroediger: nel momento in cui ci stabiliamo come osservatori della realtà, ne siamo al tempo stesso agenti. Dall’altro, la Barbieri si pone, invece, il problema di come il nostro sistema psichico si adegui alla trama che ascolta e di come la frattura innescata dalla variazione ci ponga al limite delle nostre potenzialità, esaltandole, o quanto meno facendoci intuire che ci sono possibilità nascoste da amplificare. Lo statement è descritto nelle bellissime linear notes con implacabile lucidità: «The layered nature of consciousness and the relativity of perception are some of the big secrets we can experience through sound. Can sound synthesise new Patterns Of Consciousness? In Patterns of Consciousness, repetition and permutation of patterns are explored as tools to reconfigure perceptions and bend emotions, approaching sound as a medium to develop and master our own perceptual art».

A livello di sound, siamo dentro il massimo della disciplina autoimposta, trattandosi sostanzialmente di un sequencer ER-101 e di un oscillatore armonico Verbos. La maestria di Caterina sta nel disegnare complicati reticoli sintetici, secondo un costrutto modulare, in costante mutamento, ma con il minimo della palette strumentale. Il quarto d’ora dell’iniziale This Causes Consciousness to Fracture va un pò preso come manifesto del nuovo corso della musicista bolognese. Se paragonato alle affascinanti, ma ancora acerbe, onde sonore del sintetizzatore Buchla di Vertical, il salto di qualità è impressionante. C’è sicuramente molto della musica barocca classica, tanto che a tratti sembra di ascoltare un Bach 3D al sintetizzatore (non a caso espressamente citato…), mentre altrove prevale una maggiore fascinazione kraut (TCCTF, SOTRS), ma sostanzialmente è una forma di musica molto autonoma e autografa, fatta di origami arpeggiati al sintetizzatore (Information Needed to Create an Entire Body, Scratches on the Readable Surface, Gravity that Binds), che traggono il loro fascino da un contrappunto melodico sinuoso, strisciante, laterale, che vive proprio di minute fratturazioni nel continuum armonico modulare. Quelle che con consueto rigore accademico, Caterina chiama Negative Counterpoint: «I think that the limits of a single oscillator in terms of harmony not only reinforced the horizontal design of my musical imagination by developing the melodic side of composition, but also triggered new ways of thinking and exploring a vertical dimension […]. Given the limits of my monophonic instrument, I searched for counterpoint in the exclusive use of additive synthesis, fast progressions, extreme melodic jumps and intricate delay lines on a single oscillator. Note against note, gate against gate, I ended up with an illusory counterpoint style where gate subtraction is the main compositional engine. Because of this, I think of this style in terms of negative counterpoint».

Patterns Of Consciousness è un lavoro così denso e potente, che fa fatica a lasciarti andare, o meglio, l’ascoltatore fa fatica ad uscirne. (8) Di contro la prima collaborazione di Caterina, con Carlo Maria Amadio, sotto il nome di Punctum, per un lavoro intitolato Remote Sensing, ci porta in territori molto più leggeri, quasi easy listening. Una strumentazione molto spartana: un roland TB303, un TR606, il solito synth armonico Verbos, il tutto processato attraverso riverberi, linee sostenute, le onde del Buchla 200. E’ un piccolo festival delle vecchie timbriche Roland, ovviamente rivedute e riprocessate secondo l’uso corrente di una retromania scevra da cadute rovinose nel kitsch. Quindi i brani si mantengono ad altezza di genere, quello di un revival del suono synthetico, che ha ormai quasi del tutto esaurito il suo fascino. Caterina e Amadio si muovono sicuri su coordinate che conoscono a menadito, ma forse la somma delle parti e inferiore al peso specifico dei singoli. Per Amadio non saprei, per Caterina sicuramente. (7)

12 giugno 2017
Leggi tutto
Precedente
St Etienne – Home Counties St Etienne – Home Counties
Successivo
Differènce – Effecinque Differènce – Effecinque

album

album

recensione

artista

artista

Altre notizie suggerite