• Mag
    01
    2012

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Universal

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Due cose rendono Cesare Cremonini un autore importante all'interno del panorama musicale italiano: una rara naturalezza nella scrittura pop e un'attenzione sempre crescente, con risultati in continuo miglioramento, nei confronti dei propri testi. La teoria dei colori, quarto album in studio che arriva a quattro anni di distanza da Il primo bacio sulla Luna, conferma il talento e aggiunge alla consueta levità scanzonatamente pop una certa dose di dolore importante. Ci voleva, verrebbe da dire, perché sappiamo tutti che la pena d'amore più sembra far male alla vita e più fa bene alle canzoni, e quanto sia benedetto per l'ispirazione il maledetto dolorino al centro dello stomaco, gli artisti, molto spesso lo sanno.

Cremonini mette a punto il disco migliore, quello maggiormente compiuto e completo, laddove in precedenza erano più i singoli brani a svettare rispetto alla compagine album. La teoria dei colori, titolo che arriva diretto da un saggio del romantico Goethe, è un disco che racconta l'amore e ha il corpus di un concept senza averne l'omogeneità formale. Undici pezzi nei quali brit pop – come sempre dai Beatles in giù – elettronica e classicità italiana offrono all'ascoltatore la possibilità delle diversità. Anche i testi raccontano l'amore affrontato dalle prospettive più disparate: la storia di lei e quella di lui, i perché di lei e i perché di lui e, soprattutto, il discorso meta-amoroso, quello sull'amore che spinge e rallenta, che si perde e che ritorna perché "si perde sempre qualcosa quando ci si innamora" e no, non è detto sia un male.

Affonda bene, Cremonini, con arrangiamenti importanti, i suoi consueti fiati e barocchismi che da Maggese in poi hanno preso piede sempre di più. Permane il gusto mai dimenticato per la ballata struggente e cheek-to-cheek come Amor mio e Tante belle cose, ma a dominare è il gioco su cui Cesare ha costruito una carriera: quello che, per intenderci, si racconta ne Il comico (sai che risate) "e l'occhio ride ma ti piange il cuore" che è un po' come dire che il suono ride ma il testo si strugge. Grandi singoli in questo disco, a partire dalla dichiarazione Una come te fino alla più riflessiva I love you , passando per il crescendo melodico perfetto di Ecco l'amore che cos'è. Ancora alcune imperfezioni retoriche e quel pesante afflato rock che lo affligge per de-formazione, ma sia chiaro, il Italia, il re del bel pop d'autore è sicuramente lui.

24 Maggio 2012
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