Recensioni

6.9

Il giusto equilibrio fra mainstream e introspezione, quest’ultima concentrata più sui rapporti d’amore che su altro. Un po’ dove stanno convergendo anche altri nomi importanti del cantautorato pop italiano (vedi, ad esempio, Riccardo Sinigallia). Il quinto album di Cremonini viaggia tra questa dicotomia, e se nelle scanzonature ripesca le atmosfere dei suoi lavori precendenti, è nelle confessioni private che dà il meglio.

Escludendo gli episodi più leggeri (una Grey Goose vicina ai Cure di Close To Me, John Wayne, Fare e disfare, Vent’anni per sempre), composti per la frangia pop dei fan, sono tre le canzoni che fanno crescere il peso di Cremonini come artista e songwriter. Il primo pezzo è la ballad Se c’era una volta l’amore (ho dovuto ammazzarlo), che racconta il rapporto con i genitori in maniera adulta, una resa dei conti con il tempo che passa e con gli amori che se ne vanno. Il secondo pezzo è sempre un lento, Cuore di cane: nella cartella stampa si dice che è l’unica vera canzone d’amore del disco. Arrangiamento con archi e struttura pop perfetta. Il terzo quadro è Quando sarò milionario, dedicata al padre medico, con arrangiamenti bandistico-jazz che ricordano alla lontana Sergio Caputo.

Un’altra tendenza percorsa dal cantante bolognese si trova in quello che già Jovanotti con Tensione evolutiva e Raphael Gualazzi con Bob Rifo aka Bloody Beetroots a San Remo (Liberi o no) hanno già sperimentato. Il singolo che ha fatto da traino all’album usa infatti il drop e lo innesta nella struttura classica del pezzo pop da classifica, con rimandi pesanti all’estetica piano-voce dei Coldplay. Chi l’avrebbe mai detto? L’EDM ‘de noantri’ funziona benissimo e Logico #1 fa il suo lavoro con precisione, mettendo i drop dove ce li aspettiamo e facendo commuovere gli everyman che ogni mattina la sentono per radio andando al lavoro.

Il disco vede la collaborazione agli arrangiamenti di Alessandro Magnanini e Davide Petrella, aggiungendo così un tocco jazz al percorso musicale dell’artista bolognese, che non perde di credibilità pur restando nelle posizioni alte della classifica. Senza rottamare il mainstream, un altro pop è possibile.

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