Recensioni

7.3

L’obiettivo sembra quello di arrivare in grandi palcoscenici, di conquistare il panorama pop mostrando sempre qualità e ricercatezza. Il terzo album dei Chairlift, Moth, è la naturale evoluzione di un percorso del duo statunitense. Un lavoro solido e ricco di contenuti, che spazia dal synth-pop alle tendenze arty e r’n’b unite alla loro tradizione indie, con tracce mai troppo uguali. Versatilità per raccontare la vulnerabilità dell’amore (Moth indica questo, come ha dichiarato la voce femminile del progetto, Caroline Polachek, in un’intervista a Pitchfork). A quattro anni di distanza, i Nostri tornano cercando di adattarsi  nuovamente alle tendenze musicali del momento, ma non ne va a perdere la qualità e la ricercatezza, perché i Chairlift sanno come mantenere la propria originalità.

Il duo esce allo scoperto nel 2008 con Does You Inspire You, un album che mescola il sound british (frequenti tocchi post The Smiths, come nella bellissima Bruises, loro autentico successo) con la delicatezza art-pop francese. La sperimentazione non manca mai. Nello stesso anno, perdono il fondatore, Aaron Pfennig, e Caroline Polachek, leader consolidata con presenza scenica e una voce ammaliante, si unisce a Patrick Wimberly per rinvigorire la tradizione synth pop e arricchire il manipolo di progetti che guardano agli anni Ottanta. Già qui è evidente il tentativo di creare tracce prorompenti nei ritornelli, che possano avere un maggiore riscontro nel radiostream e nei grandi festival. Ciò che li distingue da band con la stessa natura e aspirazione, è la personale fragilità emotiva che traspare dai testi e dalla voce di Caroline.

La giovane cantante, nel frattempo, collabora con Blood Orange avvicinandosi allo stile r’n’b, e persino con Beyoncé. Ha all’attivo un progetto solista come Ramona Lisa molto più sperimentale. Ecco, le varie collaborazioni e il periodo di assenza dalla scena, emergono in Moth come sintesi della volontà di colpire il pubblico grazie a sonorità raggianti e accattivanti, accanto ad una sensibilità romantica concentrata sul tema dell’innamoramento. L’album si apre con Look up, dove riemerge una tradizione indie, dream-pop che ricorda tanto le Haim in The Wire. Man mano l’album acquista vitalità, energia, colore. Polymorphing mostra evidentemente lo stile r’n’b coniato dalle collaborazioni soliste di Caroline: ad un groove quasi funky si unisce la sua voce delicata che canta i dubbi di una relazione. Romeo e Ch-Ching confermano l’adattamento alle tendenze pop di provenienza americana: struttura pop, ritornello di facile impressione, deriva arty nella prima, base trap e forte influenza Beyoncé nella seconda. Così come accade in Show U Off.  Ma la ricercatezza e lo stile delle origini non si sono persi completamente. Crying in Public, Unfinieshed Business, No Such Thing as Illusion mostrano una maggiore sperimentazione sui suoni elettronici e un’impronta minimalista. Moth to the Flame dovrebbe essere, probabilmente insieme a Ch-Ching, il singolo di traino del lavoro, con un ritmo up-tempo, energico, solare. È evidente il desiderio di creare la hit di impronta pop americana, di conquistare i prati dei festival e di essere sul pezzo. Ma, forse a causa di un’indole più ricercata e sofisticata, mancano le tracce che potrebbero realmente lasciare il segno in senso mainstream.

Moth si classifica come un lavoro di assoluta qualità, capace di mescolare stili, delicatezza, leggerezza e sensibilità – elementi che hanno caratterizzato i precedenti album della formazione – con una energia nuova e sonorità più in linea con l’attualità. Il lavoro ne esce assolutamente versatile, solido, affatto banale. È un lavoro creato per funzionare. E funziona davvero.

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