• Apr
    16
    2013

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Iamsound

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Sulla cover di un vecchio numero di V Magazine la si vedeva accostata a Grimes, ma ben più azzeccato ci sembra il paragone con Jessie Ware: il vero salto di qualità arriva, per entrambe, quando a compierlo sono innanzitutto i producer dietro le quinte. Per la Ware i nomi tutelari del pre-Devotion furono SBTRKT e Joker, mentre per Charli XCX i propulsori si chiamano J£zus Million (enorme in What I Like) e Gold Panda (che mette a prestito il loop di uno dei suoi pezzi più noti, You).

Intendiamoci: bella voce, discreto talento e comunque più di un possibile motivo d’interesse non sono in dubbio. Non si spiegherebbe altrimenti un hype in crescita esponenziale – senza alcun cedimento – nel corso di più di due anni; non si spiegherebbero gli slot in apertura ai concerti di SantigoldColdplay ed Ellie Goulding; non risulterebbe la firma della nostra sull’esplosivo tormentone delle Icona PopI Love It.

Eppure, anche considerando la buona metà di tracklist già edita nei due mixtape del 2012 (Heartbreaks and EarthquakesSuper Ultra) e quindi la parziale natura di “greatest hits” piuttosto che di album tout court, è altrettanto indubbio che ciò che di buono Charlotte Aitchison ha da offrire risulti, in questo True Romance, quantomeno scialacquato. In particolare, la nativa dell’Hertfordshire dovrebbe tenersi strette le radici che – secondo la leggenda dell’esordio a quattordici anni – risiedono nella scena rave dell’East London (Grins) e ai rave portare più spesso Lykke Li (You’re The One). Vanno pure bene il trattamento tumblr-wave riservato al synth-pop di stampo 80’s (Nuclear Seasons) e il generale infuso di estetica “internettiana” con tanto di onnipresente riverbero witch (Balam Acab è tra i remixer ufficiali dell’edizione deluxe), ma avremmo volentieri evitato la spendita dell’unico featuring a favore della “rapper”, spogliarellista e meme-umano Brooke Candy (Cloud Aura).

Allo stesso modo andrebbero contenuti gli eccessi bubblegum con l’auto-tune sparato a mille (Take My Hand), certo non tremendi quanto quelli dell’ultima Marina and the Diamonds, ma che comunque portano un fastidioso retrogusto da starletta disneyana rivoltata per Spring Breakers (e in effetti una vaga somiglianza tra Charli e Vanessa Hudgens è rilevabile). Sarebbe consigliabile, infine, moderare i tributi elegiaci ad Uffie quando si vira sul rapping confidenziale, dato che i più, ne siamo certi, preferirebbero continuare a considerare la mezzosangue francese accasata da Ed Banger come un capitolo chiuso.

Charli XCX deve, insomma, ancora mettersi del tutto a fuoco, se non rimuovere i poster delle varie “90’s bitches” dalla propria cameretta almeno, ci si perdoni il tecnicismo, fare meno la cazzara. La carta d’identità recita comunque “classe 1992”, e quindi il tempo a disposizione per ricalibrarsi c’è tutto. Nel frattempo il disco di debutto, pulsante skip a portata di mano, è tanto piacevole quando prescindibile.

29 Aprile 2013
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