Recensioni

Un altro disco figlio del Sessantotto. Un altro urlo di rivolta in musica contro ogni egemonia politica e culturale.
La scusa questa volta è la Spagna di Franco, il momento la guerra civile del 1936, quando da una parte della barricata si schierano l’esercito fascista del Comandante, le truppe di Mussolini e i soldati di Hitler e dall’altra i ribelli spagnoli uniti a militari stranieri giunti volontariamente al fronte. I primi vogliono instaurare una violenta dittatura militare, i secondi combattono nella speranza di difendere il governo repubblicano regolarmente eletto. Uno scontro che darà gli esiti che tutti conosciamo, ma che nell’immaginario di Charlie Haden – e non solo nel suo – rimarrà una pagina della storia tragica e gloriosa. Un esempio di come l’appartenenza, il pacifismo, la passione politica, la giustizia sociale, la solidarietà possano opporsi alla violenza e debbano essere ricercati con ogni mezzo e in ogni epoca. Ancor più negli anni sessanta della controcultura in cui opera il contrabbassista, momento storico che diventa il principale riferimento per brani contenuti in Liberation Music Orchestra.
Il fulcro dell’opera sono i venti minuti che legano i tre episodi ripresi dalla tradizione musicale spagnola, El Quinto Regimiento, Los Cuatro Generales e Viva La Quince Brigada, una suite che raccoglie corsivi free jazz ma che ha in testa anche le malinconie tipiche del folk andaluso. Tra chitarre che mimano accenti di flamenco e ottoni dispersi su strade bollenti e polverose, ci si ritrova a fare i conti con sovrastrutture di piano, contrabbasso, percussioni, lasciate libere di allungare il tema, plasmarlo in lentezze marziali, liberarlo dalle regole armoniche tradizionali. Fino a una conclusione che riprende un po’ le note poste in apertura.
Curioso il proseguimento di programma, quasi un collage che poco ha a che vedere con i brani di cui si diceva – profondamente legati al periodo storico di riferimento -, se non per alcune tematiche. Song Of The United Front è una workers’ song musicata da Hans Eisler che nel disco perde il testo originale di Bertold Brecht in favore di un arrangiamento al pianoforte pieno della forza e dell’orgoglio tipici del movimento operaio; Song For Chè è una digressione di nove minuti al contrabbasso che Haden inventa con in testa la famosissima Hasta Siempre di Carlos Puebla (presente, tra l’altro, in un piccolo estratto sovrainciso); War Orphans è un pezzo scritto da Ornette Coleman per piano, contrabbasso, batteria, ottoni, che si fa amare nelle prime battute e diventa un alterco strumentale furioso verso la conclusione; Circus ’68 ’69 è un altra improvvisazione di Haden, che nelle intenzioni dell’autore avrebbe dovuto rendere in musica la situazione paradossale venutasi a creare ad una convention democratica in seguito ad alcune proteste contro la guerra in Vietnam.
A cesellare la miriade di spigoli di Liberation Music Orchestra, a uniformarne i contenuti, a rendere omogeneo il fluire della musica, pensano alcune mini-composizioni di Carla Bley – The Introduction, The Ending To The First Side, The Interlude (Drinking Music) –, che poste strategicamente nei punti di minor tensione, riprendono lo stile generale del disco. Con una We Shall Overcome che sancisce definitivamente la fine delle ostilità.
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