Recensioni

6.4

Piace e si piace Charlotte Gainsbourg nelle vesti della indie-poprockeuse, benedetta prima dall'aura Jarvis Cocker/AIR in 5:55 (correva l'anno 2006) e poi ancor più da Beck vero e proprio magister (produttore e compositore) di IRM. Due anni dopo, il ferro è ancora caldo e tanto vale batterlo, con questo Stage Whisper che vuole essere sia consacrazione (le tracce inedite) che celebrazione (il disco live).

Gli otto pezzi nuovi piroettano sulla passerella con turgida disinvoltura turgida, dal passo cyberglam di Terrible Angels al folk brividoso di Memoir, indossando d'amblé gli abiti d'una Goldfrapp vocalmente meno dotata o da sorellina dreamy di Beth Gibbons. Altrove cavalca ballatina appiccicosetta e caramellosa tipo certi rigurgiti Eighties dei Magnetic Fields (Got To Let Go, ospite Charlie Fink dei Noah And the Whale), copre con algida e ironica autorevolezza il dancefloor wave degli Human League (Paradisco) e sospira languori soul nella glassa spacey dall'evidente deriva Godin & Dunckel (Out Of Touch).

Tutto un virgolettato stilistico insomma che al bisogno può contare su una scrittura anche suggestiva (il post-folk brumoso di White Telephone), ma sembra più a suo agio quando deve allestire scenografie soniche, vedi il passo torvo androide tra stravisioni slacker di All The Rain (qualcosa della bruma ipnotica rimasta nel cassetto a Mr. Hansen dai tempi di Sea Change). La figlia di cotanti genitori può quindi ritenersi soddisfatta, anche se c'è il rischio che il brand arrivi sempre un po' prima di lei. Ed è quello che conferma impietosamente la parte live, scaletta equamente divisa tra i dischi in studio summenzionati più una rilettura tra il blando e l'elusivo di Just Like A Women: il prodotto è intrigante nonostante un'interprete tutto sommato ordinaria.

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