Recensioni

In questo nuovo lavoro degli Chic si respira quell’aria americana da “pacca sulla spalla a fine concerto” e da “good job”, frase di circostanza ipocrita che viene pronunciata quando non si sa cosa dire all’artista di turno nel caso in cui non sia stato all’altezza delle aspettative. La tensione è ovviamente palpabile, gli Chic sono un moloch della dance e ricreare un mito è ovviamente impossibile. Consapevoli di questo, a Rodgers non potevamo chiedere di esplodere come quarant’anni fa, ma almeno di restare su livelli accettabili sì.
In una recente intervista video a NME, il chitarrista si è dichiarato entusiasta di un lavoro più volte rinviato. Originariamente era stato programmato per l’estate del 2015, poi è stato rinviato all’anno successivo e annunciato nuovamente all’interno della collezione primavera estate 2016 di Tom Ford, quando Lady Gaga aveva riletto I Want Your Love (presente in tracklist), e poi ancora rinviato a causa delle «numerose morti tra i musicisti occorse durante il 2016». Tagliando corto, la chitarra di Rodgers è l’unica cosa per cui valga la pena ascoltare le nuove canzoni: la sua carica è contagiosa, e con il suo famosissimo levare funky trasmette un’energia mai sopita. Il resto, dalla opener Till The World Falls con Mura Masa, Cosha e Vic Mensa a Do You Wanna Party con LunchMoney Lewis, passando per il cocktail lounge per AI di State Of Mind (It’s About Time) al generalismo di Dance With Me con Hailee Steinfeld, è puro revival disco che si estende fino al new jack di Teddy Riley (ospite per la take su Sober).
La cover che fa il verso all’esordio con le modelle meno soffuse e più in alta definizione avec gioielli dorati è il sintomo più vistoso di uno scimmiottamento del passato (vedi pure il titolo) che non viene ricordato con amore retrofilo, bensì con un gusto del grottesco incarnato nella pletora di collaboratori à la page, in teoria adibiti a “svecchiamento” del suono della band. Fra gli altri la già citata Gaga, Elton John, Craig David, Emeli Sandé a cui aggiungiamo buone promesse (Mura Masa, Nao, Stefflon Don), rapper (Vic Mensa) e meteore varie. Un gruppetto di featurer che non aggiunge qualità al prodotto, anzi, testimonia l’effettiva mancanza di coralità. Uniche eccezioni: l’r’n’b à la Prince convertito gospel natalizio di Queen (con Elton John e Emeli Sandé) e la sopracitata I Want Your Love, nuova versione sciccosa del classico ’79 in puro visibilio Gaga.
Diciamocelo: se non fosse stato per il RAM dei Daft Punk, gli Chic sarebbero rimasti relegati nei meandri della nostra memoria (così come non avremmo avuto il Déjà Vu di Giorgio Moroder). Rodgers non toccherà i livelli negativi dell’album del collega di Ortisei, ma i suoi risultati sono nettamente prescindibili.
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