• mar
    30
    2018

Album

Mute

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Chi traffica con la grey area non dovrebbe aver problemi a collocare Chris Carter sullo scacchiere dell’industrial e associarlo al nome storico dei Throbbing Gristle. Chi non lo conosce probabilmente, oltre a essersi perso alcune tra le pagine più importanti dello sviluppo di certe musiche nell’ultimo quarto del secolo scorso – per non dire poi di Chris & Cosey, Carter Tutti o Carter Tutti Void in questo nuovo millennio – continuerà paciosamente a ignorarlo, visti i 17 anni dall’ultima manifestazione in solo e anche l’eterogeneità della proposta.

Il volume primo di queste Chemistry Lessons poggia infatti su una ampia serie di input ideologici e sonori, ma riesce a mantenere una coerenza interna che spesso, in esperimenti così ampi nelle modalità e nel tempo, risulta chimerica. Per dire, è Carter stesso ad ammettere nella press che una grande influenza “sottocutanea” per questo lavoro è stata l’old english folk music e il retaggio introiettato, anche inconsciamente, da musicisti “alieni” come può essere l’ex TG. Canzoni, dunque, e melodie, ma visto che stiamo pur sempre parlando di un indagatore sonoro, di un avventuriero del pentagramma, di un “creatore” di strumentazione elettronica (il Dirty Carter Experimental Sound Generating Instrument o il Gristleizer, per dirne un paio) e di un utilizzatore eterodosso della stessa, non ci si attenda “canzoni” o “melodie” in chiave pop, quanto una piuttosto omogenea distesa di tracce ben articolate singolarmente – con alcune addirittura “cantate” da una voce artificiale elaborata da un software pensato col compianto Peter Sleazy Christopherson e qui portato a uno step successivo – che sembrano traslare su panorami elettronici quel “folk” di cui sopra. Tutto ovviamente è reso in forme molto “synthetiche”, collocato in un mood che rimanda a un range che dai Coil più astratti e “electro-oriented” (altezza Elph, per intendersi) arriva fino ai Future Sound Of London, passando per gli Orb più inaciditi, le derive più oppiacee del post-rave e post-trance culture e lambendo pure paesaggi sonori elettronici contemporanei.

In questi 25 bozzetti, insieme vari nelle forme e omogenei nella sostanza, tra ambientazioni carpenteriane, dub visionario, slanci minimal-techno, kraut kraftwerkiano e molto altro, si ha però sempre la sensazione – eh sì, instradati anche dalle parole di Carter stesso – di trovarsi di fronte a una raccolta di folk inglese per il ventitreesimo secolo. A dimostrazione che, come nell’intera carriera in solo o in gruppo, quello che ascoltiamo lo vedremo e/o capiremo tra molto tempo.

4 Aprile 2018
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album

Chris Carter

Chris Carter’s Chemistry Lessons Volume One

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