• Set
    01
    2012

Album

Captured Tracks

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È il pop scintillante che guarda ai sixties un po’ come a un oggetto di design o a un abito vintage, e un po’ per recuperarne il senso di apertura, la sottesa libertà, le modulazioni, quei tracciati melodico-armonici che non sapevi mai dove ti avrebbero portato.

Chris Cohen, batterista, autore e polistrumentista già presente tra le fila di Deerhoof e Ariel Pink Haunted Graffiti, con il primo album solista per la label di Brooklyn Captured Tracks, dimostra una padronanza stilistica eccellente, al limite del didascalico, dimostrandosi abile mestierante di quella coolness piacevolmente snob (e spesso mascherata da indie) che caratterizza certe produzioni newyorkesi. 

Melodie finissime ma all’occorrenza vorticose, psichedelia leggera, ballate indolenti, cori e coretti, grande fruibilità, molti tempi lenti e grande attenzione affinché tutto suoni come deve suonare: avvolgente, calmo, conciliante, elegantemente polveroso. Sempre con un filo di voce, le chitarre ben presenti, costruite su microcosmi di piccole e larghe note, gli ampi spazi, pianoforti e batterie pastose, reminiscenze. 

A vincere sono i capitoli più strutturati e vivaci, come l’apertura di Monad che pare influenzata dal proto-prog dei Dungen, o Caller No.99, perla degna dei Tame Impala. Il resto gira uniforme, senza sorprese, tre dita sopra una stilosa mediocrità, piacevole ma (oramai) di maniera.

2 Ottobre 2012
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