Recensioni
Christopher Nolan
Il cavaliere oscuro – Il ritorno
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Aldo Romanelli
- 23 Settembre 2012

Eccoci qui a seppellire il mito e questa volta sembra una sepoltura destinata a durare. Se ogni leggenda finisce, come dice la campagna pubblicitaria di questo film, ci si aspetta che l’addio sia il migliore e il più memorabile possibile. Qui però non va così. L'ultimo episodio della trilogia di Christopher Nolan sull'uomo pipistrello non è piaciuto o, almeno, non è all'altezza delle attese.
Batman zoppicante aveva lasciato la città nella sequenza finale del secondo episodio, The Dark Knight (2008). Il bene assoluto Harvey Dent (Aaron Heckart) era morto e pochi sapevano che fosse diventato Due Facce, dopo che il male anarchico Joker (Heath Leadger) l'aveva scelto come cavia del suo esperimento sul bene e il male. Capito che la città non aveva più bisogno di lui, che un altro mito era stato eletto e reso assoluto, Batman aveva deciso di addossarsi le colpe e sparire diventando il cavaliere nero. Ci ritroviamo all’inizio di questo film in una Gotham City libera dalla criminalità. Otto anni son passati dal delirio portato in città da Joker e il decreto Dent, con l'abolizione della condizionale e con l'inasprimento delle pene, ha fatto sì che il carcere di Blackgate contenga solo mille detenuti, i più pericolosi. Il male ha lasciato Gotham. Bruce Wayne (Christian Bale) da due anni si è ritirato a vita privata e vive nell'ala est del suo maniero ricostruito, recluso come l’Howard Hughes raccontato da Leonardo Di Caprio in The Aviator (2004) di Martin Scorsese. Il sodale Alfred (Michael Caine) lo spinge a tornare a mostrarsi alla città e, fondamentalmente, a muovere dalla morte di Rachel Dawes (Maggie Gyllenhaal). L'occasione gli è servita dagli eventi che precipitano e vedono l'arrivo in superficie di Bane (Tom Hardy) dalle fogne della città. Si tratta di un cattivo forte deciso a distruggere Gotham City. Viene, infatti, dalla Setta delle Ombre, dal primo nemico e maestro di Batman, Ra’s Al Ghul. Wayne torna Batman dopo essersi ripreso il controllo del suo corpo invecchiato e da troppo tempo fermo, ma pare che Bane vinca. Infatti, Wayne è rapito e rinchiuso in una prigione sottoterra in Asia Minore. Fuggito grazie al suo forte spirito Wayne/Batman guida la liberazione di Gotham City, salva la città e la sua popolazione.
Colgo le similitudini sottolineate dall’opinione pubblica tra i movimenti degli Indignados e di Occupy Wall Street e Bane con il suo scopo apparentemente anarchico. Si può dire che il film stia anche nel confronto tra la vecchiaia passiva e borghese nella quale è sprofondato Bruce Wayne in confronto alla giovinezza ribelle e antisociale di Catwoman (Anne Hathaway) e Bane.Venuti dalle strade, dagli ultimi, vogliono ripristinare l’ordine delle cose. Qui sta tutto il film. Vederci l’opposizione della politica americana tra Obama e Bain o Romney è assolutamente fuorviante. Non è però in queste visioni e possibilità d’interpretazione che si muove solamente e sbaglia il film.
Il problema principale qui è una certa folle fretta esplicativa che spesso si percepisce lungo il film. I sottotesti socio-filosofici o psicologici ai quali ogni film di Nolan è dato spazio sempre – e i due Batman precedenti non erano di certo esenti – non sono sufficientemente approfonditi in questo film e, quando presenti, sono affidati agli effetti speciali o a trovate di sceneggiatura. Il film è molto rumoroso e confuso nelle scelte narrative. La sceneggiatura non sempre regge e alcuni espedienti sembrano tanto tirati che si fa difficile lasciarsi abbindolare. Purtroppo non succede ciò che accade con gli altri film del regista: non c'è un universo in cui perdersi, non c'è il trasporto che altrove inchioda alla sedia. Wayne è schiacciato e reso povero – perde quasi tutta la sua fortuna grazie a movimenti finanziari orditi durante la più moderna rapina mai mostrata al cinema – da armi che lui stesso ha inventato, lui e la sua classe d’appartenenza. Bane e Catwoman vogliono sulla carta ripristinare uno stato primordiale di giustizia assoluta che sia più di vendetta che di apocalisse rigeneratrice. D’un tratto, entrambi sembreranno pentirsi o, almeno, arriveranno alle lacrime per ciò che sono. Il legame tra Bane e Miranda (Marion Cottilard) è risolto bruscamente e violentemente somministrato allo spettatore che si trova di fronte a un’agnizione, tanto brusca e poco approfondita. Lo spin-off che ci porta verso l'ascesa di Robin (Joseph Gordon-Levitt) farà arrabbiare in molti. A questi esempi non si può che replicare pensando che i Nolan – il fratello Jonathan scrive il film con Christopher – stiano muovendo ancora dalla crisi finanziaria e dalla nuova apparente coscienza sociale per dare attendibilità a un film che gira a vuoto a lungo e che è meno brillante degli altri due episodi della saga. Si fa confusione a capire che ci stiano dicendo e dove vogliano portare lo spettatore.
Il doppiaggio italiano priva il film dell’interpretazione dei due protagonisti e in particolare Bane che è doppiato da un poco credibile Filippo Timi. Claudio Santamaria con Batman è forse più credibile.
La questione è allora questa: la grande attesa per un atto conclusivo degno dei primi due episodi – specie il secondo che è sotto tutti i punti di vista un film quasi perfetto – ha generato un’aspettativa troppo grande. Di là dall’umana disillusione da attesa finita, il film è imperfetto in punti nei quali con il cinema di Christopher Nolan non si può transigere: sceneggiatura e montaggio. Vedremo che sarà ora dell’uomo pipistrello, il finale di questo film è aperto, e di Nolan che ha scritto per Zack Snyder (300, Watchmen, Sucker Punch) Men of Steel, in sostanza Superman.
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