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Definita da David Lynch come «l’aliena più bella mai vista», nel corso della sua carriera Chrysta Bell ha sempre saputo sapientemente trasportare l’innato fascino etereo che da sempre l’accompagna, nelle opere discografiche, fornendoci prima un l’elegante prova d’autore con This Train, poi portandoci nell’universo acido e sperimentale di Somewhere in the Nowhere – doppietta prodotta assieme al regista statunitense – per poi approdare al ben più curato We Dissolve, uscito giusto un anno fa.

Non c’è nulla di cui stupirsi, dunque, se Lynch ha reclutato come propria musa la cantautrice texana, volendola anche come attrice nei panni dell’agente Tamara Preston nell’ultima stagione di Twin Peaks. Anche perché, diciamocelo, non è che siano rimaste così tante muse in giro oggigiorno. Seguendo questa scia fatta di innovazione e compostezza, la Bell ha voluto regalarci un nuovo nuovo omonimo EP che, come nelle opere precedenti, pone la sua voce sensuale ed evocativa al centro, muovendosi sinuosamente tra dream pop e atmosfere wave che trovano il proprio apice nel singolo apripista Undertow.

L’imponente timbro dell’artista statunitense permea ogni singola traccia, flirtando a tratti con una viscerale teatralità («Mi piace recitare, e devo dire che in questo momento della mia vita e della mia carriera trovo interessante che aggiunga qualcosa alla mia musica», aveva dichiarato in un’intervista rilasciata proprio su queste pagine) che fa capolino in Everest, oppure declinandosi su registri à la Pj Harvey, come accade in 52 Hz, brano ispirato alla balena 52-hertz, unico esemplare capace di emettere suoni con questa frequenza e quindi considerato come il più solitario al mondo. Solitudine che ritroviamo nella bellissima Blue Rose – il cui titolo e arrangiamento ricordano vagamente la ben più celebre Blue Velvet – a cui spetta la chiusura di un EP dove il tema della ricerca del vero amore conferisce all’intero disco un mood malinconico ed inquieto. Nonostante la breve durata, Chrysta Bell riesce a centrare il bersaglio, dando vita a un lavoro che trova una collocazione più che dignitosa nella sua discografia.

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