Recensioni

6.9

Chvrches hanno svariati pezzi nel cassetto, mancava una label che li pubblicasse. Fu The Observer(periodico edito dallo stesso gruppo del Guardian) a metterci al corrente di una situazione che aveva dell’assurdo: l’articolo in questione risale alla fine dello scorso ottobre e il potenziale del trio di Glasgow – peraltro “supergruppo” di una certa esperienza – era già allora conclamato da un campeggio eterno ai vertici del ranking dell’Hype Machine; dagli show gremitissimi con due soli web singlesall’attivo (LiesThe Mother We Share).

Poco male. Il contratto con l’etichetta ora c’è, è un big deal (la Glassnote di Phoenix e Mumford & Sons) e permette ai nostri di pubblicare il Recover EP, dunque di farci avere i primi tre inediti (e due remix) di un’annata che li vuole come protagonisti.

E l’incipit, affidato alla title track, è micidiale; dà seguito al percorso di eccellenza inaugurato dai due singoloni sopracitati. Recover è una gemma d’electro-pop istantaneo ma ambizioso à la The Knife circa-Silent Shout, con beat clippati, intermezzo blown-out che ammicca alla post-witch (ormai acquisita) alla maniera dei Purity Ring, sintetizzatori che seguono “a rimbalzo” il cut-up della strofa e stendono, infine, due tappeti differenti per un doppio chorus che reclama airplay inrepeat. Da segnalare anche una Lauren Mayberry sempre più lontana dalle timidezze indie-pop dei suoi Blue Sky Archives e a suo agio nel ruolo di frontwoman e icona; sempre più riconoscibile e non più soltanto un timbro a mezza via tra Robyn e Megan James.

Sorprende, dunque, vederla poi rimpiazzata nei vocal-duties da un Martin Doherty (The Twilight Sad) naturalmente più anonimo, in specie perché metallicamente filtrato. Eppure, con quel crescendo che sa di lancio iperspaziale (sci-fi!), cosa è ZVVL se non un primo tentativo di portare a casa il tormentone anthemico in ideale stile M83? Ed è vero che gli innesti di dubstep androide possono inizialmente far storcere il naso, ma ad ascolti ripetuti c’è comunque da arrendersi: questi Chvrches funzionano, anche a carte scombinate.

Dulcis in fundo, a chiudere il parco originals (e anche il disco, dove i remix risultano operazione di contorno) è Now Is Not The Time, degli scozzesi – ad ora – la creatura maggiormente indebitata con gli Eighties, la più cinematica, Drive-alike, dunque in avanscoperta sulla scia del successo dei Chromatics di Kill For Love. Esplorativa eppure già ben quadrata, è emblema dello stesso EP nel suo complesso: non releasesuperflua, ma prove generali in prospettiva del debutto lungo (atteso per l’autunno). A quello rimandiamo il giudizio definitivo e però, nel frattempo e visto che le opzioni qui vagliate ci sembrano tutte egregiamente attuabili, non ci schiodiamo da quanto già detto in tempi non sospetti: next big thing.

Voti
Amazon

Ti potrebbe interessare

Le più lette