Recensioni

5.7

Nel bene o nel male, Clairo (Claire Cottrill all’anagrafe) è uno dei casi musicali più chiacchierati e dibattuti dell’ultimo anno. Dopo anonime cover voce e chitarra su Youtube e dopo una lunga serie di release minori/singoli/digital EP pubblicati su Bandcamp caratterizzati da sonorità (iper)DIY a cavallo tra twee-pop e la prima Frankie Cosmos, l’americana ha “rotto l’internet” con il singolo Pretty Girl, brano analizzato in lungo e in largo quanto Mmh ha ha ha di Young Signorino, alla ricerca di qualcosa che – forse – sfugge ai più. La colpa, secondo molti addetti ai lavori, è quella di aver spinto i crismi del lo-fi/bedroom pop verso una dimensione assolutamente frivola e priva di una qualsivoglia ricerca artistica. In altre parole, ha concretizzato quel pensiero (errato ma piuttosto diffuso) che chiunque – con un solo registratore e una chitarra non accordata – può diventare una Bandcamp-star.

Uno dei più grandi esempi di hype ingiustificato di sempre? No, perché nel caso di Clairo l’hype in realtà sta quasi a zero: il tran tran mediatico è di quelli virali dai contorni presumibilmente effimeri. Parallelamente alle visualizzazioni del video Pretty Girl (15 milioni in questo momento), ad alimentare il buzz ha pensato lo status di “figlia d’arte”: il padre (Geoff Cottrill) è uno dei marketer più inseriti del panorama internazionale con passati dirigenziali in Converse e nei rami entertainment di Starbucks e Coca-Cola, nonché vecchio amico di Rob Stone, il fondatore di FADER (e dell’etichetta FADER label che oggi segue le gesta di Claire). Ovviamente non vogliamo calcare troppo la mano su questo dettaglio che esula dalla bontà della musica proposta da Clairo ma – diciamo così – c’è una piccola probabilità che abbia aiutato a “posizionare” la Nostra nelle vetrine giuste. Detto questo, il percorso artistico seguito fino ad oggi sembra comunque genuino, così come l’amore per certi contesti Bandcamp-friendly (ha pubblicato una cover di Alex G, per esempio).

Il materiale più recente, compreso il nuovissimo EP Diary 001, suona come un evidente tentativo di smarcarsi da una situazione “cameretta” che con ogni probabilità a questo punto inizia ad essere stretta. Il primo input arriva dal videoclip di Flaming Hot Cheetos, girato nei dintorni dell’abusato Pink Motel di L.A e caratterizzato da una grana hi-fi che un tempo sarebbe stata decisamente pronta per MTV. Il secondo input è dato dal cambio di sonorità in direzione chill-pop, affiancandosi (mostrando il lato più pop) a tutta quella schiera di nomi new-hypnagogic che stanno trovando consensi tra gli indie kidz più giovani (Cuco, Inner Wave, Jasper Bones, Bane’s World, Vansire, Michael Seyer, Yellow Days, Gus Dapperton, Cosmo Pyke ecc…) rimasti folgorati tanto dall’attitudine di Mac DeMarco quanto dall’universo meme-centrico della retromaniaca estetica vaporwave.

4Ever, il singolo di lancio di Diary 001, sintetizza bene il nuovo spirito tra le maglie di un synth funk annebbiato, imbastito da tastiere 80s e metriche teen-pop dal piglio vagamente languido. Il cambio di marcia verso universi distanti dall’originario bedroom pop viene testimoniato da due featuring tutt’altro che prevedibili: l’ormai prezzemolino Rejjie Snow in Hello? e mister Danny L Harle in B.O.M.D, brano in cui i tipici suoni PC-Music del producer inglese, seppur presenti, vengono dosati su ritmiche piuttosto placide. Al di là dei risultati tutt’altro che sbalorditivi, le due collaborazioni sembrano piazzate lì più per fare notizia che per forti legami stilistici con la discografia della Cottril. A chiudere pensa la demo version di How, traccia di narco-pop che scivola leggera tra una chitarra jizz-jazz, una tastierina acida e una drum machine minimale.

I cinque episodi dell’EP non permettono di avere un quadro chiaro di quello che diventerà Clairo nei prossimi mesi/anni. Per il momento sembra un prodotto ibrido da un lato troppo patinato e arrivista per poter essere davvero apprezzato dai puristi indie e dall’altro lato ancora incapace di entrare a gamba tesa sul pubblico generalista. Ad occhio non sarà mai una nuova Lana Del Rey o una nuova Lorde (che, incredibilmente, è solo di due anni più vecchia) ma potremmo anche sbagliarci. Il tempo – forse – ci darà ragione.

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