Recensioni

6.5

In un’intervista rilasciata all’Evening Standard, la giovane cantautrice americana Claire Cottrill in arte Clairo ha confessato: «Vorrei che il mio Immunity fosse un disco per la Claire quindicenne». Ambizioni candide e obiettivi non semplici sembrano segnare sin da subito il lavoro dietro a questo esordio per la già popolare star delle piattaforme virtuali come Bandcamp e YouTube, e per quel milione abbondante di followers che la seguono su Instagram.

Undici tracce prodotte da Rostam Batmanglij, ormai ex Vampire Weekend, il cui tocco si fa sentire – assieme al mix affidato a Dave Fridmann, assistito da Ariel Rechtshaid e alla batteria da Danielle Haim – per quella che appare come una nuova direzione intrapresa da Clairo. Sempre più spesso paragonata a uno dei suoi idoli adolescenziali, Frankie Cosmos, un po’ per aver reso pop il lo-fi, un po’ per esser rimasta vittima del cliché di figlia d’arte (il lavoro del padre e i legami intrattenuti nel settore discografico pare abbiano tenuto banco per un bel po’). Sicuramente meno lo-fi, meno bedroom pop rispetto alle aspettative e ai precedenti EP con cui si era fatta conoscere, Immunity vive di alcuni momenti interessanti nello strano ibrido tra indie pop e urban, e al contempo non convince pienamente nella struttura ancora acerba e talvolta ripetitiva di soluzioni armoniche che sanno di già sentito.

Colpisce il modo in cui la ventenne del Massachusetts insegue un’evoluzione pop nel suo tentativo di voler essere comunque lo-fi. Non sempre vi riesce; a volte la produzione eccede, i suoni sembrano troppo puliti, la cameretta lascia lo spazio allo studio, e non a uno studio qualsiasi. Potrebbe essere un bene se la volontà dietro a Immunity fosse quella di suonare come un disco da grandi per grandi ma qui si presentano i dubbi circa la reale natura dell’intero progetto Clairo. La freschezza talvolta ingenua qui dimostrata da un songwriting intimo ed equilibrato va di pari passo a una produzione che del lo-fi sembra essersene scordata totalmente, se non per un approccio puramente estetico alla struttura delle canzoni. Attenzione a non confondere minimalismo e lo-fi, scarno e povero per mancanza di mezzi. Non c’è niente di più fastidioso, almeno per chi scrive, del finto lo-fi sul piatto di chi può usufruire di tutte le meraviglie strumentali di uno studio di prima categoria. Usatele, usatele bene. Le melodie dolceamare sembrano sempre lavorare a metà, forti di una ricercata indipendenza e autonomia, ma non del tutto slegate dal lavoro degli addetti ai lavori. A ventuno anni si hanno due strade solitamente: ci si fida di chi ne sa più di noi o si fa tutto di testa nostra, rischiando, commettendo errori grossolani, ma portandosi dietro una naturalezza autentica che qui, ahimè, manca. Clairo è discreta, troppo per la sua età e per i suoi testi, confessioni preziose uscite da un diario segreto che fa dell’immediatezza il proprio punto forte.

Nella luce rilassata negli undici brani di Immunity, la cantautrice dona input riflessivi e umanistici sull’amicizia, l’amore, la depressione con cui ha lottato sin da bambina e il dolore cronico della sua artrite reumatoide (che la faceva sentire debole e spezzata in quello che dovrebbe essere uno dei momenti più potenti della vita), creandosi una pietra angolare perfetta; il ponte col suo pubblico, soprattutto quello più giovane, è solido. Là dove prima c’erano i suoni di Casiotone sfocati, con la delicatezza spezzata dai flussi melodici, ora ci sono chitarre pseudo grunge, drum machine e un autotune talvolta fastidioso a rivestire quel disagio post-adolescenziale che vorrebbe profumare ancora di relazioni sognanti, amicizie spezzate, battaglie col proprio corpo.

Se lo slancio dolciastro di White Flag si ripiega su se stesso non riuscendo a diventare un brano compiuto, è Impossible con i suoi vibranti svolazzi di synth a conferire quel tipo di intima fiducia tipica dei cantautori a questa giovanissima songwriter. Il tentativo più radiofonico arriva con Closer To You e i suoi ritmi quasi trap tra eccessi di auto tune e cinguettii computerizzati. L’ensemble pop lo-fi di Sofia è un primo esperimento di vera progressione: cantato frizzante, beat infuocati e cori celesti, molto dancefloor, ma sempre troppo poco a fuoco. I pezzi migliori si fanno attendere andando a posizionarsi alla fine del disco: il trittico formato da Feel Something, Sinking e I Wouldn’t Ask You è un piccolo esercizio di stile ed equilibrio sul filo del miglior r’n’b. L’estetica dell’artista da cameretta, giovane e piena di spleen, assume qui una nuova natura compensando perfettamente il fardello calpestato dalla chitarra elettrica con sintetizzatori fuori fase e tasti tormentati.

Immunity continua – o sarebbe meglio dire inizia – la ricerca di Clairo come donna moderna,  avvolta da un clamore che sembra forte e genuino; un disco che regala gioie e dolori, esattamente come fa l’adolescenza, capitolo dal quale la nostra sembra non aver capito (ancora del tutto) come uscire. Una crescita, un’evoluzione che abbraccia prodotto e autrice c’è stata, ma non è sufficiente per poter gridare al nuovo fenomeno del pop come buona parte della critica specializzata sta facendo: superare quella benedetta e dannata adolescenza, facendolo rigorosamente da soli, questo è mancato al suo esordio. Il talento c’è, così come l’intelligenza musicale di Claire. Siamo abbastanza sicuri che la prossima volta andrà meglio.

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