Recensioni

7.5

Più andavo avanti a leggere questo libro, più mi convincevo che fosse stato  scritto per me. Ovvero – o meglio – per quelli come me, che recano le stimmate del folk rock elettroacustico su tutti gli apparati preposti alla percezione ed elaborazione di quella strana cosa che usiamo/osiamo chiamare musica. E che quindi da sempre nutrono una strisciante diffidenza verso le manifestazioni elettroniche, malgrado tutti i Kraftwerk e i New Order ci sia capitato di idolatrare. Quanto alla techno, poi, non ne parliamo: era – è – la dimensione oltranzista, l’oggetto oscuro, scostante struttura la cui alterità rendeva – rende – l’approccio una vera e propria sfida al nostro immaginario plasmato a ballate e rock’n’ roll.

Questo libro arriva a spiegare due o tre cosucce a quanti non hanno avuto la volontà e la costanza di andare fino in fondo: ovvero, mi spiega perché facevo così tanta fatica a entrarci , una spiegazione che è anche la chiave da far girare nella toppa. Per, casomai, aprire uno spiraglio. All’autrice, alle prese col primo libro “vero”, va il merito di aver reso tutto ciò estremamente godibile malgrado la robustezza teorica sulla qual e poggiano le argomentazioni. La Attimonelli non si fa scrupolo infatti di mettere in gioco aspetti storico-sociali, fenomenologici e sia pure antropologici, abbozzando una mappa della contemporaneità di cui la techno appare come elemento organico e quindi irrinunciabile.

Risultato: dopo questo viaggio fatto di morti viventi nel fondo dell’oceano, di undeground pre-sovietici e rivalse cosmiche, di macchine futuriste e disco-club carbonari, di androidi che sognano pecore funk-jazz, di astrazione e reiterazione come vortici ultrarazziali, di cyber-erotismi e feticismo utopico, di estasi chimiche e fierezza mod, di ebbrezze dionisiache e motorcity che trasmigrano verso il cuore bigio della mitteleuropa, dopo tutto ciò (e altro ancora ) sarà più difficile aggirare l’ostacolo, farsi un alibi e non affrontare la questione. Anzi, direi che ti ci trovi dentro con tutte le gambe e scopri che non è neanche male.

Per quanto riguarda invece gli appassionati del genere, quelli che dei Jeff Mills e dei Drexciya sanno già vita morte e miracoli, immagino che l’ampiezza dello sguardo, la solidità analitica e l’acume delle riflessioni dovrebbe comunque fornire un bel terreno di confronto e verifica, percorrendo il quale – chissà – non è escluso che inciampino in qualche sorpresa.

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