Recensioni

7.4

Claver Gold e Murubutu (con tutta la Kattiveria Crew) sono con ogni probabilità i due migliori MC che la scena hip hop italiana possa vantare, a dispetto di numeri (parliamo di dati relativi alla visibilità sul web) che non rendono minimamente giustizia ad una qualità – compositiva, tecnica e di scrittura – probabilmente senza eguali né precedenti. La loro poesia (termine legittimo e da usare senza deferenza alcuna) è sicuramente elitaria per natura e per forza di cose non facilmente fruibile da chiunque: più “esistenziale” e introspettivo il primo, mostruoso per spessore letterario, potenza evocativa (mai si è visto uno story-telling di questa portata) e pura tecnica – sentire un piccolo divertissement da nulla come Diogene di Sinope e la Scuola Cinica per farsi un’idea – il secondo. I due hanno peraltro regalato negli anni diverse collaborazioni, tra le quali vale la pena di ricordare La Rana e lo Scorpione, rilettura dell’omonima favola di Esopo, e Le Sirene, incluso nell’ultimo album di Murubutu Gli Ammutinati del Bouncin, e anche in Melograno nuovo disco di Claver Gold – il professor Mariani è citato espressamente dal rapper marchigiano in Quante Volte Scendo dentr mari infiniti come Murubutu nei miti»).

Se il frutto che dà il titolo all’album porta con sé un ampio corollario di simbologie trasversali a diverse culture (il ciclo vita-morte, come nel mito greco di Persefone, e la fertilità femminile), le 17 tracce presenti spaziano con grande eleganza tra intime pagine di stampo autobiografico (Anima Nera, gli echi catulliani di Raccoglievo le more), mai stucchevoli analisi di rapporti affettivi più o meno deviati (Quanto t’amo, la title track, Crepa) e tributi cinefili (Lady Snowblood, omaggio all’omonimo revenge-movie nipponico cult che ispirò anche Tarantino per Kill Bill) e calciofili (la splendida Nazario, che ripercorre la carriera di Ronaldo dagli inizi al declino). Rispunta anche qualche frecciata ai «sospetti di spettri con scettri [che] dominano scene con rime scadenti» come già avveniva nel precedente Mr Nessuno (in Quante Volte e Backstage).

Con una scrittura mai banale o di maniera, Claver riesce a regalare scorci di intimo lirismo sinceri e mai stucchevoli, resi attraverso un flow tecnicamente ineccepibile e capace anche di graffiare con un elegante cinismo ma senza mai dover alzare gratuitamente i toni. Innumerevoli e disparate infine le citazioni presenti, da Lars Von Trier in Quanto t’amo ad Alda Merini e alle Città Invisibili di Italo Calvino in Quante Volte, fino al compianto Joe Cassano in Backstage. Probabilmente l’uscita migliore del 2015 per quanto riguarda l’hip hop italiano, non resta ora che aspettare la risposta di Murubutu, atteso con un nuovo album nella seconda metà del 2016.

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