Recensioni

Ennesimo virgulto cresciuto a pane, cameretta e mp3, Dylan Baldi from Cleveland è il responsabile unico dietro la sigla Cloud Nothings e rinnova il trend del bedroom lo-fi pop d’ordinanza di questi ultimi anni.
C’è però nel self titled una bella sterzata rispetto alla solita tiritera ormai quasi nauseabonda fatta di isolazionismo posticcio e cessofonia indotta. Memore del post-indie made in Olympia, della attitudine slacker più tradizionalmente americana (alla Guided By Voices, per capirsi), dei rigurgiti seattleiani più aggressivi (Dinosaur Jr più che Pavement a giudicare da Not Important) e di un senso evidentemente british nella spinta melodica (vedi alla voce Smiths per pezzi come Heartbeat o gli incastri chitarristici di You’re Not That Good At Anything) il ragazzetto mette su un disco di solare power-pop niente male. Tutto melodie sghembe e iper-catchy, scazzo giovanile mai sopra le righe, pop-punk sgrezzato, vitaminico e velocizzato che va giù tutto in un sorso solo e si fa ricordare ben oltre la esigua mezzora del disco.
Con un buon 90% di potenziali singoli Baldi/Cloud Nothings è il più serio candidato al trono della decadente stella di Wavves, anche se siamo sicuri che verremo contraddetti dalla prossima next-little-thing proveniente da qualche garage della provincia americana.
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