• Gen
    01
    2012

Album

42 records

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Colapesce era un certo Nicola di Messina, figlio di un pescatore, capace di immergersi in mare a profondità tali da poter raccontare, una volta tornato in superficie, di inusitate meraviglie sottomarine. L'imperatore Federico II decise un giorno di metterlo alla prova chiedendogli di scendere sempre un po' più giù a raccogliere gioielli ma all'ennesima discesa, imbattendosi in una delle tre colonne che reggono la Sicilia, vedendola tutta crepata e distrutta, Colapesce decide di non risalire per non far sprofondare la sua terra. Non è un caso dunque che il Colapesce Lorenzo Urciullo, già Albanopower, in questi 13 lievi gioiellini, sembri riemergere da un abisso fisico ed emotivo giusto il tempo di recuperare quell'ossigeno utile a riscendere ancora, per ritornare a galla con una bella porzione di tesori e di Sicilia sotto i polpastrelli.

Un disco afoso, solennemente estivo, una raccolta di pezzi che suonano dolorosi e parlano addolorati, raccontandoci storie eterogenee con una scrittura straordinariamente matura, se si considera che si tratta dell'esordio in italiano. Più claustrofobico, meno arioso e legato ai suoni del passato di quanto fu il precedente e omonimo EP, Un meraviglioso declino, racconta storie di esseri umani nella loro intima crescita e coscienza politico-emotiva, frammenti lucidi di una poco lucida società e attimi segreti d'amore famigliare e di coppia. Un disco che si apre e si chiude con i suoi momenti migliori: una destabilizzante Restiamo in casa, brano in tremolìo d'amore che annoda le pene e procede lenta, dolorosa, sottile e una Bogotà che è vicenda autobiografica, storia di vita di due fratelli dai legami più fisici dei giochi di bambini fino alla separazione progressiva portata dalla maturità.

Tutto questo, e la capacità che i brani hanno di non legarsi a una tradizione musicale strettamente italiana, fa del primo album di Colapesce una bella novità: Lorenzo è un giovane cantautore capace di unire in modo misurato e aggraziato un gran numero di influenze eterogenee che vanno dall'indie folk più hype dei Fleet foxes (in riverbero sul finale di Bogotà) fino al pop elettronico, dal folk purissimo e minimal di Will Oldham fino alla nostra tradizione cantautorale perlopiù vicine alla scuola romana. Non nasce sul revival il lavoro di Colapesce: ecco cosa lo distingue da quello della maggior parte degli altri giovani autori italiani.

Per capire chi è il Colapesce Lorenzo basta guardare il video della sua S'illumina e restare a notare quanti mondi lontanissimi stiano nella sua valigia. Una voce capace nel timbro di richiamare sorprendentemente Battisti e una penna che sembra, a tratti, quella di un bambino che racconta, descrive e porta a galla un porto sepolto, un regno fatto di colori che non sembrano neppure di questa nostra era, un immaginario simile a quello che Francesco Gazzè ricamò sulle note del fratello Max. Un grande inizio, con testi destinati a levigarsi sempre di più e una purezza da non abbandonare.

28 Gennaio 2012
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