Recensioni

6.8

Le aspettative, inutile negarlo, ci sono. Perfino chi ha maldigerito la grandeur celebrativa di X&Y,
il dorato album della definitiva consacrazione planetaria, non potrà nascondere l’inevitabile curiosità intorno alla fatidica collaborazione fra gli (autoproclamatisi) eredi degli U2 e Brian Eno in persona, nel ruolo di musicista aggiunto e, spesso, quinta testa pensante. Uno scenario che è facile figurarsi, in teoria; si finisce
per forza di cose a scomodare precedenti illustri, che non intendiamo menzionare perché, lo diciamo subito, Viva La Vida or Death And All His Friends non compie nessun miracolo.

Fa però qualcosa di importante – anche se ciò si risolve, esclusivamente, nella carriera dei diretti interessati: introduce il concetto di possibilitàin un percorso artistico che, finora, si era affidato a schemi rigorosi, a strategie tutt’altro che oblique (anzi ben pianificate, quindi di successo). Queste dodici tracce – tredici se si conta la hidden– sono, in parte, una tardiva conferma per tutti quelli che avevano ravvisato in questa band potenzialità più ampie, sebbene soffocate da una vocazione il più ecumenica possibile. In altre parole, la canzone pop “alla Coldplay”, la chiave per ogni porta, è significativamente assente, come si intuiva dall’anteprima Violet Hill (melodia involuta e ripetitiva alla tardi Genesis, atmosfera non esattamente ariosa, bissata su disco dalla gotica Cemetries Of London, quasi un’outtake da Parachutes); si tentano piuttosto approcci diversi (la traccia strumentale in apertura; i – riusciti, perbacco – cambi di umore e dinamiche in 42 e Death And All His Friends; soluzioni di arrangiamento particolari in Lost e Yes).

L’ex Roxy Music poi, quando prende il timone, conduce i quattro verso territori a lui parecchio familiari (Strawberry Swing e Lovers In Japan, dove riecheggiano certe stratificazioni alla Wrong Way Up – Eno, Cale 1990), quando non li spinge a tirare fuori dal mazzo carte che, adesso, si possono giocare senza azzardo (in Chinese Sleep Chantla voce di Chris Martin viene sommersa in un divertissement para-shoegaze), in un rischio del tutto calcolato. Già, perché in questa sorta di bailamme creativo, non si può comunque rinunciare al fascino della forma: ed è qui che entra in gioco Markus Dravs (già con Arcade Fire), co-produttore capace di bilanciare con un pop orchestrale di prima classe (Viva La Vida) e con l’inevitabile ballad pianistica (Reign Of Love). E’ per questo che, in sostanza, Viva La Vida…è un album irrisolto, per quanto affascinante. Non libera completamente i Coldplay dalla maschera, né li mantiene saldi sulle conquiste raggiunte. Eppure, secondo la migliore scuola Eno, fa pensare mondi possibili, anche se è solo questione di attimi. Per raggiungerli, chissà, c’è ancora tempo.

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