• apr
    01
    2013

Album

Constellation Records

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Chi traffica con l’underground nemmeno troppo under conosce bene il nome di Colin Stetson. Arcade Fire, Tom Waits, Sinead O’ Connor, David Byrne, The National, Godspeed You! Black Emperor, giusto per citarne alcuni, si sono avvalsi a vario titolo delle performance del polistrumentista di Ann Arbor. Un musicista che ha dimostrato da sempre un eclettismo, oltre che una padronanza dello strumento – anzi, sarebbe meglio dire degli strumenti (sassofoni, flauti, clarinetti, french horn ecc.) – che ne ha fatto un punto di riferimento per un range di artisti e ascoltatori molto ampio.

Le sue prove in solo, in particolare la trilogia della New History Warfare che si conclude con questo terzo volume su Constellation, sono invece quanto di più alienante ci sia in circolazione, pur mantenendo un’intelligibilità difficilmente riscontrabile a queste altezze. Prove di forza, esasperazione del solo strumentale, ricerca sonora e sforzo al di là, quasi, dell’umano consentono a Stetson di mostrarsi come epigono degli eroi dell’avant-jazz più sperimentale e di rottura (vedi alla voce Braxton), ma anche in dialogo continuo coi mondi che frequenta nelle sue altre esperienze. Il “rock”, ad esempio, con la cui stessa attitudine riempie i solchi di questo Volume 3 e che lo avvicinano di volta in volta a posizioni estreme da “avant-metal” (la lunga To See More Light, dimostrazione di violenza repressa ed estremismo sonoro riecheggiante certe prove di collettivi canadesi cari a Stetson) o verso lande spiritual o addirittura “pop”. La presenza di Justin Vernon aka Bon Iver alla voce in tre o quattro pezzi è, in questo senso, sinonimo di garanzia, sia che si trasfiguri verso lidi “smostrati” (Brute), sia che cinguetti in punta di corde vocali – Who The Waves Are Roaring For (Hunted III) – o che mostri tutta la soulfulness possibile incardinata nelle musiche del sodale (il gospel made in Washington Phillips This Bed Of Shattered Bone).

Il lavoro è, al solito, un lungo ed estatico solo di sax in cui le capacità etimologicamente extra-ordinarie di Stetson, sia per l’applicazione – respirazione circolare in perenne ri-circolo e utilizzo totalizzante dello strumento – che per le modalità di resa sonora – ricorso a modalità polifoniche e ampio uso delle tecniche di registrazione con 24 microfoni -, offrono uno spaccato completo e pressoché perfetto dell’artista colto in questo scorcio di millennio. Ovvero la capacità di fare ricerca fondendo l’alto e il basso, l’ostico e l’accessibile, il solo e il tutto, in un linguaggio che è trasfigurazione di se stesso oltre che passione, nel senso etimologico del termine.

28 Marzo 2013
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