• Nov
    16
    2018

Album

Self Released

Add to Flipboard Magazine.

Di tutto si è già detto sulla lunga e travagliata gestazione di questo disco (11 anni non è che passino proprio in un amen), atteso spasmodicamente e ora finalmente arrivato. Come suonano i Colle Der Fomento dopo oltre un decennio dal loro ultimo album, (ri)calati in una contemporaneità radicalmente diversa per modalità di fruizione, bacino di consumo, fortune del genere, ecc.? È presto detto: ben asserragliati e barricati nella loro comfort zone, e va benissimo così. 

Anima hardcore e puro funk romano ovviamente, seguendo una strada che continua ad essere la loro, senza apparentemente curarsi troppo di quel che li circonda. O forse no. Perché sarebbe fin troppo facile etichettare Adversus come il borbottio brontolone dei vecchi leoni della retroguardia storica. Niente feat. con Sfera per loro, ma davvero ci si aspettava diversamente? Bassi Maestro, Kaos One e Roy Paci, fine dei giochi. Ma più che il rimbrotto ai parvenue tutti “ICE” ed “eskere” del giro, questo nuovo lavoro è un disincantato trionfo che prosegue un viaggio tutto suo. Ci sono tanta rabbia, urgenza, e un bel po’ di schiaffi volano. Ma non è la sterile polemichetta che ci si potrebbe aspettare da dei capisaldi dell’old school nel momento del confronto con il nuovo che avanza. Eppure Sono Qui, insieme alla splendida intro Storia di una Lunga Guerra, è il brano simbolo. Questo è un hip hop che non è (più) in grado di cambiare niente, ed è perfettamente consapevole di non poterlo fare. Il rabbioso disincanto che trasuda dalle tracce più lancinanti del disco – Noodles, Penso Diverso – si fregia della propria qualità, cosciente della mediocrità che lo circonda. Ma è come se avesse gettato la spugna riguardo al farsi foriero di un reale cambiamento. E accorgersi che tutto fa schifo, non è un buon motivo per adeguarsi. 

Produttivamente la palette è ampia ma chiaramente definita: nessuna concessione a qualsivoglia maniera à la page, senza per questo rinunciare ad un eclettismo mai ridonandante: dalle chitarre polverizzate di Eppure Sono Qui (gli Heroin in Tahiti prestati al beat) alle dilatazioni vagamente eerie di Penso Diverso, passando per l’incalzante ballad pianistica (Nostargia), la cavalcata cinematica (Miglia e Promesse) e la sfoglia jazz da nube di THC nell’immancabile ode alla fattanza Musica e Fumo. Fa poi capolino anche qualche spunto crossover, come in Sergio Leone, ad accompagnare gli episodi più braggadocious. La scrittura procede forbita ma senza eccedere in tecnicismi troppo arditi (pur regalando qualche finezza, come l’anafora di Penso Diverso «Esse’ o non esse’ questo è il problema / In S.O.S. questo sistema»), concentrandosi più sul significato che su masturbazioni metriche e retoriche del significante. La bontà del disco è indiscutibile, la sincerità dell’operazione anche. È il disco di hip hop italiano dell’anno? Noi propendiamo decisamente per il sì.

21 Novembre 2018
Leggi tutto
Precedente
Any Other @ Serraglio di Milano. Sognare è lecito
Successivo
Sheck Wes – MUDBOY

album

artista

Altre notizie suggerite