Recensioni

La losangelina Colleen Green pubblica un primo full length sotto il segno di melodie vocali squisitamente indie-pop, lineari e spesso carinissime, di una naturalezza a tratti disarmante, mentre sotto sfrigolano sintetizzatori, chitarre distorte ma gentili, groove circolari di basso ed esili drum machine.
Potrebbe sembrare tutto troppo facile, e in molti casi lo è, quando un certo semplicismo da cameretta si fa eccessivo e quasi irritante; ma attenzione a brani quali Time In The World o Every Boy Wants a Normal Girl, veri e propri gioiellini di equilibro sonoro, ora divertiti, ora di una malinconia distratta, sempre con un filo di voce e pochissimi altri elementi.
Gli anni ’60 che rimbalzano nei college di fine millennio aleggiano un po’ ovunque, nella sensibilità melodica sbarazzina, nella sensualità abbottonata, adolescenziale e sottilmente romantica, creando un piacevole cortocircuito con l’anima rock dei power chord di chitarre che in Heavy Shit sfociano addirittura in una sorta di midi-punk.
Così si alternano momenti brillanti che lasciano intravedere un futuro promettente, ad altri che soffrono la piattezza del già risentito, per un album tanto grazioso quanto trascurabile.
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