Recensioni

7.3

Cecile Schott scopre la voce. Come ogni scoperta di Colleen, anche questa avviene in grande stile. Il percorso di “asciugatura” e la totale dedizione per “lo” strumento, sia esso rinascimentale o co-presente alla natura umana dalle sue origini, vale anche per il nuovo lavoro. In The Weighing Of The Heart (così come in Les Ondes Silencieuses con la spinetta), è una questione di “pesatura” (weighing) del cuore, oggi tramite le corde vocali (tranne alcuni episodi, come Geometría del Universo).

La principale differenza sta nel rapporto tra il dire la propria e interfacciarsi con casi celebri del passato. Già dopo un paio di frasi dell’iniziale Push The Boat Onto The Sand, Cecile ci accompagna nell’universo di Nico, sospeso nel tempo, con un metodo di levitazione prettamente mittel-europeo, fatta esclusione per l’assenza di goticismi e di afflato pagano. Ursa Major Find sembra portare Laurie Anderson dentro Desertshore, come un disegno repentinamente minimalista che poi viene sovrascritto da un canovaccio madrigalesco. Valga poi per tutto il disco il tocco in punta di pennello, la passione per il bozzetto, il witz senza spirito.

La voce serve a richiamare messaggi ancestrali, specie quando vengono insistentemente ripetuti (Break Away), ma mai tanto a lungo da farli diventare mantrici. La forma breve appartiene da sempre a Colleen (tranne nella chiusura di The Golden Morning Breaks, Everything Lay Still), così come il culto del timbro, fatto circolare nella sovrapposizione di layer (all’inizio della carriera di Cecile) oppure posizionato sul piedistallo, nella pulizia produttiva – è questo il caso di The Weighing Of The Heart. Breve non vuol dire semplice: Going Forth By Day è una suite compressa, una piccola composizione da camera per clarino, chitarra, nonché viola da gamba, evidentemente.

Sembra un interludio, tutti i brani di The Weighing Of The Heart in definitiva appaiono come tali, lasciandoci con un senso di incompiuto. La domanda che si fa strada riguarda proprio lo stato in progress della compositrice e musicista. E’ come se Colleen ci accompagnasse con pudore nella propria intimità di continua scoperta (e nelle proprie svolte e incertezze, come si può leggere qui e qui, da una dichiarazione di un paio di anni fa, quattro dall’ultimo disco).

La novità, oltre alla vocalità, riguarda la direzione della composizione. Quello che prima era svolto in verticale, “in sezione”, cioè nei layer del suono, ora è orizzontale, ma con la stessa capacità di comprimere mondi alieni, sospesi eppure accessibili per l’immediatezza emozionale. Il trasporto musicale (Breaking Up the Earth è un piccolo capolavoro narrativo) è un talento, Colleen ce l’ha e non lo perde negli anni.

Amazon
SentireAscoltare

Ti potrebbe interessare

Le più lette