• Apr
    08
    2016

Album

42 records

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Uno degli effetti collaterali della mescolanza tra canzone d’autore ed elettronica è che quest’ultima ha finito con il diventare spesso qualcosa dai contorni sempre più seriosi, grigi, tristi. In quest’ottica, il secondo lavoro solista di Marco Jacopo Bianchi in arte Cosmo, voce e leader dei Drink To Me che già con il suo debutto in proprio Disordine aveva fatto un’ottima impressione, è una tappa utile a riaccendere le luci, a riportare suoni sintetici, dance e certa techno su una dimensione leggera, spensierata, un pizzico alcolica. Un disco di squisito pop, L’ultima festa, che come suggerisce il titolo stesso è un assurdo, caotico party in cui tocca fare poche domande, entrare e divertirsi.

Un passo in avanti importante nella produzione dell’artista piemontese, che a una scrittura sempre più coinvolta, urgente, in alcuni momenti narrativa in altri quasi surreale, affianca parti strumentali in cui fa convergere rumori, beat, suggestioni, synth, voci, suoni, odori. Il caos, il fuoco e il desiderio: Le voci parte da qui, con la violenza ipnotica che rende incapaci di interrompere l’ascolto e le gambe che iniziano a muoversi da sole. Un flusso continuo, provocatorio («qui c’è un ragazzo che muore affogato nella palude del nazionalpopolare, in realtà sto scherzando») che trascina con sé qualsiasi cosa, giocando innanzitutto su sé stesso. L’ultima festa prosegue sulla falsariga, con la testa rivolta verso le sonorità french degli Air o gli schizzi glitch di Apparat, un brano che si riveste di colori accesi in grado di fare la gioia dei set ferragostani. Dicembre, nella sua semplicità è probabilmente il brano più complesso: un lento crescendo su cui Cosmo costruisce pezzo su pezzo le malinconiche occasioni perse di un rapporto padre-figlio. L’altro mondo riporta il mood del disco verso suoni sfreccianti, Impossibile si tinge della stessa tensione dub dagli impasti melodici di cui sono fatti i colori del debutto di Jamie XX, mentre il flusso di coscienza riprende imperterrito, pulsante, in prima persona, nello scroll senza fine di Cazzate. Regata 70 è il brano più nostrano del disco, tra le figure evocative di Dalla e gli innesti elettro-pop del solito Carboni.

Un lunedì di festa chiude un lavoro che ci mostra la reale caratura di un artista che, nel solco di un cantautorato che ha smesso di strimpellare chitarre e sembra essere sempre più attratto da drum pad e tastiere, ci consegna uno dei dischi più validi, interessanti e sinceri di questa prima parte di 2016.

12 Aprile 2016
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