Recensioni

Il principe Akeem (Eddie Murphy) del regno di Zamunda è felicemente sposato con Lisa McDowell (Shari Headley), la donna che negli anni Ottanta ha conosciuto a New York. Hanno tre figlie, ma nessun figlio maschio che potrà ereditare il suo trono. Questo lo rende debole agli occhi del generale Izzi (Weasley Snipes), dittatore del regno confinante, ancora arrabbiato per il mancato matrimonio tra Akeem e sua sorella Imani. In punto di morte, Re Joffy Joffer (James Earl Jones) rivela ad Akeem l’esistenza di un erede maschio, scoperto grazie all’indovino di corte. E un figlio effettivamente c’è (Jermaine Fowler), concepito con una donna (Leslie Jones) incontrata per caso in un bar del Queens. Insieme al suo confidente Semmi (Arsenio Hall), Re Akeem decide di tornare negli Stati Uniti per recuperare il figlio perduto e trovare così un rimedio alla furia del generale Izzy.

Craig Brewer è il regista che con Dolemite Is My Name (2019) ha timidamente riportato Eddie Murphy all’attenzione di Hollywood dopo anni passati tra progetti fallimentari e candidature ai Razzie Awards. Perciò l’annuncio che sarebbe stato proprio Brewer a dirigere un sequel de Il principe cerca moglie è risultato fin da subito coerente con il percorso di rivalsa del suo protagonista: perché non ripartire dal punto in cui Murphy è entrato nel pantheon dei grandi comici americani? Purtroppo il film, che è un remake sotto mentite spoglie, non riesce a liberarsi di quella retromania scialba e tipica di un’industria incartapecorita, da oltre un decennio, nell’oceano multimediale degli anni Ottanta (e che le piattaforme di streaming continuano a perpetrare per attirare più utenti).
Senza la miriade di citazioni, ammiccamenti e camei improvvisi, Il principe cerca figlio non avrebbe quasi niente della comicità del cult di John Landis. Il “presente” emerge (quasi) sempre in funzione del “passato”, che sia per rinverdirlo o per contraddirlo, e in questo è sintomatica la riproposizione di alcune sequenze del film originale in funzione di flashback, con la loro successiva dilatazione grazie a retroscena inediti e ritoccati digitalmente. Quando invece la novità viene lasciata in completa autonomia, si sgretola per colpa della sua pessima scrittura e di un cast fuori forma. Infatti, a parte Arsenio Hall che è una gioia rivedere su schermo, tutti gli attori coinvolti, vecchi e giovani, non reggono il confronto con quello che è stato fatto nel 1988; perfino Murphy sembra annoiato, se non sedato, nel suo personaggio principale (intoccabile invece quando si sbizzarrisce nelle iconiche figure-satellite del barbiere e del leader dei Sexual Chocolate).

Il principe cerca figlio è una commedia insipida come i nuovi veggie-burger McDowell (John Amos strappa sempre un sorriso) e inconsistente come un Queens ricostruito interamente sul set. Una piccola storiella sulla responsabilità genitoriale e sul tema dell’eredità, quella (insostenibile) lasciata da Landis e quella che dovrà lasciare Akeem/Eddie Murphy in futuro (più che Jermaine Fowler è Leslie Jones, direttamente dal SNL, la nuova star della comicità black). Ma in questo “passaggio di testimone” Brewer non osa, si diverte ma non fa divertire, e non crea una base solida per quegli aggiornamenti del canone utili a portare la storia al passo coi tempi; il film dà il peggio di sé proprio quando, a Zamunda, si lascia spazio al primogenito ritrovato e alla figlia maggiore che vorrebbe essere l’erede al trono. È chiaro quindi che il fallimento più grande de Il principe cerca figlio stia nell’assenza di un vero e proprio dialogo tra il passato e il presente, tra la commedia anni Ottanta e la commedia nell’epoca del politicamente corretto.
Amazon
