Recensioni

Più o meno dieci anni dopo e con un Bot in meno, Phra torna con un nuovo mixtape a nome Crookers. Allora si faceva «il rap con i suoni del deep house», ora invece si fa «il rap con i suoni del rap». Quindi dal boom delle fidgettate tamarre e della hip house, ora lo spettro si è allargato un bel po’, vuoi anche per il fatto che di acqua sotto ai ponti ne è passata. Quello che ha sempre identificato il brand Crookers (impedendo di farselo stare sulle palle) sono sempre stati la massiccia dose di autoironia e il tiro divert(itam)ente cazzone. Il non prendersi troppo sul serio è una cosa che a qualcuno potrà anche dare fastidio una volta che diventa troppo metodica, perché spesso sembra degenerare in un facile ombrello per mettersi preventivamente al riparo da qualsiasi critica (qualcuno ha detto Elii?). Non è questo però il caso; e se oggi la parola chiave è “trap”, Phra ha l’intelligenza di non mutuarne mode e soluzioni limitandosi a una versione aggiornata di quello che ha sempre fatto. E di autoironia, per ora, la trap non è che abbondi.
Il disco è praticamente una playlist infinita (31 tracce per tipo 70 minuti) dove succede un po’ di tutto: la palette è eterogenea e pesca a piene mani da qualsiasi cosa. Si va dalla paccottiglia 8-bit di Tutti e 3 o nessuno ad Hello Spank (una sorta di skit che tuffa Clint Eastwood dei Gorillaz in una piscina di speed), fino a carri armati più sporchi e cattivi come Tieni Tutto. L’ironia che dicevamo poi, è declinata concretamente anche nella pernacchia più o meno esplicita a vari trend, vedi i rullanti a sonaglio di Costa Rica (dove Guè fa la macchietta di sé stesso), la parodia chopped & screwed di Yeeeeo Creeeeo e l’improbabile reggaeton liofilizzato di Animalier. I due pezzi migliori sono Bagol, dove Mudimbi (qui accreditato come Chemil) dopo la parentesi sanremese torna su lidi più sperimentali e interessanti, e il pezzo con Ernia, che come da titolo si muove su un difficile beat UK garage che arriva un po’ a sorpresa.
Resta da capire per chi sia pensata questa operazione: per chi, come chi scrive, ascoltava il primo mixtape in cuffia sul bus andando a scuola? Per la nuova generazione millennial cresciuta a trap e Instagram? Effetto nostalgia sui primi o catechesi dei secondi che sia, resta un innocuo ma personale divertissement che riesce a strappare diversi sorrisi.
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