Recensioni

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César Urbina, in arte Cubenx, sembra il nuovo erede delle poetiche di Agoria, Apparat (con cui ha lavorato nel recente The Devil’s Walk) e Telefon Tel Aviv. Il giovane messicano esce infatti per la francese InFiné, etichetta sensibile sia ai sudamericani (vedi la ristampa Murcofiana de La Sangre Iluminada), sia al suono post-minimal.

Il vero e proprio debutto di César (che segue la prima uscita del 2008 The Cold Swells – una raccolta di singoli e di EP techno) deve molto alle elettroniche intimiste e minimal dei tre artisti sopra citati (Lovebirds su tutte) e aggiunge tra le sue fonti sbadilate di shoegazing chitarristico Novanta e altre coordinate apparentemente lontane: Grass sembra una delle migliori litanie dei Grant Lee Buffalo degli esordi, Noir ci va di organic-electro à la Amon Tobin mescolata a influenze prog kraut, Wait And See torna per qualche minuto ai click e ai laser deep e Sun Dried starebbe bene in uno dei prossimi singoli di Washed Out.

Il passaggio dalla techno al (quasi totale) songwriting cantato e suonato non è così indolore, ma Cubenx sa come amministrare bene le sue idee, costruendo un lavoro eterogeneo e al contempo coeso, personale e con uno stile maturo, senza sbavature. Da tener d'occhio.

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