Recensioni

7.2

Dopo un primo interessante singolo su Axiomata, il progetto del newyorkese Sean Ragon arriva al debutto sulla lunga distanza per Dais, etichetta che si è fatta recentemente conoscere per la pubblicazione dell’apprezzato EP dei Cold Cave. Con questi ultimi e con tutta l’attuale scena synth/wave però i Cult Of Youth di Brooklyn non hanno molto da spartire, se non la decadenza di certe atmosfere che si respirano qua e la tra i brani dell’LP in questione; non senza qualche affinità con quanto detto tempo addietro per Yussuf Jerusalem, infatti, il nostro propone un pagan (neo) folk piuttosto ruvido che, se di certo presenta qualche inflessione goticheggiante, trova nelle ballate più vitalistiche ed energiche i suoi punti di maggior forza.

Mentre pezzi come The Final Myth e Love Will Save Us ricordano esplicitamente i Death In June di Rose Clouds of Holocaust, sono brani come la title-track a segnare in maniera più personale e convincente un esordio che, se non può far gridare al miracolo per originalità ed innovazione, si fa comunque ascoltare con piacevolezza (cosa non sempre così scontata, specialmente oggigiorno), tra chitarre acustiche suonate senza paura di far male alle corde (Cold Black Earth, A New Dawn), intermezzi militareschi (To the Floor!, cmIII) e nenie tribali come We Will Rise, pezzo che chiude l’album nonché vero e proprio jingle per i bambini della nuova alba.

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