• feb
    01
    2012

Album

Secretly Canadian

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A proposito del precedente Saint Bartlett, un paio di anni orsono scrivevo che era sì un buon disco ma che – come al suo autore – sembrava mancargli qualcosa. Nel frattempo l'intesa fra Richard Swift e Damien Jurado sembra aver messo a punto paletti e coordinate, orientando la barra con decisione verso un folk variamente psichedelico, marezzato di umori soul e lirismo jazzy. Una densità frastagliata e vibrante in cui la personalità elusiva di Jurado sembra galleggiare come una lanterna nella nebbia, raggiungendo gradi di suggestione e intensità espressiva tra i più alti in carriera. E' una collaborazione e un disco in cui Jurado crede parecchio, tanto da inventarsi questa storia su una città abitata da due soli abitanti – lui e Swift ovviamente – il cui nome è il titolo del lavoro, Maraqopa. La sua personalissima Macondo, un luogo in cui ritrovarsi, per ripartire, per decollare.

Certo, visti i trascorsi da discepolo di Nick Drake ed Elliott Smith, probabile che i fan della prima ora possano sentirsi traditi, un po' come successe quando Jason Molina deviò dal solco spettrale Songs:Ohia verso il folk-rock ad alta densità dei Magnolia Electric Co. Proprio come in quel caso, mi piace vedere questo "tradimento" come uno sbocco naturale nel tentativo di risalire le radici dell'ispirazione, di esplorare assieme agli antichi amori tutte le conseguenze e le escrescenze lasciate finora a sonnecchiare. Tanto meglio quindi se modelli del calibro di Van Morrison, Tim Buckley, Neil Young o John Martyn trovano nuova collocazione nel presente abitando brani che sembrano fantasmi spersi e irrequieti. Ad esempio, la febbricitante Nothing Is The News in apertura di programma sembra una jam ipotetica avvenuta durante le sessioni di On The Beach, Bless The Weather e T.B. Sheets, mentre Working Titles si aggira trepida come una chiacchierata tra Paul Simon e Scott Walker.

Stiamo parlando tuttavia d'un lavoro deliziosamente scentrato e umbratile, per nulla nostalgico anzi fieramente contemporaneo col suo svicolare allucinato tra diverse situazioni stilistiche e spaziotemporali, si prenda quella Reel To Reel che sprimaccia ugge 50s con abbandono squinternato Magnetic Fields, o ancora una title track come potrebbe il giovane Crosby sul punto di cadere narcolettico, mentre This Time Next Year sembra Will Oldham colto da agrodolce struggimento bossa. Ancora più sorprendente poi è la tenera palpitazione pop di Museum Of Flight, giusto grado di garbo e penombra come una equivoca mestizia Pretenders. Il tutto unificato dalla sensibilità diversamente audace di Damien Jurado, che pare proprio aver trovato ciò che gli mancava.
 

19 Aprile 2012
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