Recensioni

Ogni tanto c’è qualcuno che è all’altezza delle proprie ambizioni. Damien Jurado, professione: songwriter, nel senso più ampio del termine. Professione songwriter, ma si può dire anche vocazione, missione; perché lui è anche pittore, musicista, narratore, ed è come se sapesse riassumere tutte queste anime sotto l’unica voce “cantautore”. Se Jurado produce un concept album di 17 canzoni non dico che si possa andare sul sicuro, perché l’impresa rimane comunque ardua per tutti, ma almeno essere molto fiduciosi – visto che tra le altre cose ha dimostrato già di saperlo fare. E in effetti l’ascolto di questo Visions of Us on the Land ripaga ampiamente.
Cosa succede se una coppia rimane sola al mondo in quell’immenso territorio fisico e mentale che, grazie alla musica, alla letteratura e al cinema, abbiamo imparato a chiamare “America”? Jurado risponde a questa domanda non solo pensando alla storia; la risposta è anche, o è già, nella personalità con cui manovra il più classico stile da cantautore folk – la canzone scritta e cantata sulla chitarra – dandogli il tono, il ritmo e le visioni di una narrazione vera – dalla semplicità senza tempo di una ballad come Queen Anne fino alle più eccentriche finezze d’arrangiamento. Se l’arte di Jurado ha un’ossatura, un’anima sola, questa è nella più tradizionale e immediata delle combinazioni: un tappeto armonico e ritmico di accordi di chitarra folk. Ma quei giri che spesso sembrano andare avanti da soli lui li riempie ogni volta di idee. E in pochi hanno questa stessa densità, intensità, invenzione melodica, senso dell’arrangiamento e della misura. Questa varietà.
Varietà, dicevamo. Varietà che può essere il folk-rock marziale con tanto di strisciate elettriche di Mellow Blue Polka Dot, i ritmi latini e gli archi di Qachina, un filo sottile di riverberi e distorsioni, atmosfere jazz-mex quasi Calexico (Walrus), o la mossa spiazzante che arriva quando non te l’aspetti, come il volo psichedelico nel folk-blues di Taqoma o il cambio di marcia bossa nova in Onalaska…E se soffia un venticello west coast o arriva una brezza country rock, non si respira per questo una patina rétro. Il viaggio onirico in un’America deserta diventa il viaggio di un cantautore nella musica americana. E un’epica intimista dell’America stessa. Sembra una contraddizione in termini e invece…
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