• ago
    01
    2009

Classic

Feraltone

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Un malinteso sta a monte dell’Arte di Daniel Johnston: che sia il solito “pazzo” vittima del rock come ve ne sono – per fortuna: ma il punto non è questo – stati a decine. Che la sua eccentricità sia il lasciapassare per mondi remoti che possiamo intravedere e lui, viceversa, conosce a menadito. Certo, c’è anche questo e, ovviamente, la relativa radice in un’esistenza drammatica e sofferta, ma da sole non bastano a spiegare la tenerezza commovente di Canzoni che, se cantate da qualcuno più intonato, sarebbero hit milionarie del più fulgido e arguto pop di ogni epoca.

Così non è, purtroppo, e ci dobbiamo “accontentare” di una fugace apparizione su MTV nel 1986 e di attestati di stima (il solito, acutissimo Kurt Cobain; Mark Linkous, Tom Waits, gli Yo La Tengo e decine d’altri; le innumerevoli cover e i dischi tributo succedutesi negli anni). Di tutti quei tasselli, insomma, che compongono un quadro di culto per eccellenza e troveranno in eterno spazio nelle nostre anime per lasciarci confusi e felici. A riprova della stima giungono dalla britannica Feraltone fresche ristampe digitali (ci pensò già a fine Ottanta la Homestead: si aggiungono il remastering e una confezione sciccosa con note e testi) di Continued Story, Hi, How Are You e Yip/Jump Music, editi originariamente solo su nastro lungo il biennio ‘83/’85 e incisi da Daniel nello scantinato di casa su un registratore a cassette. Materiale che i fan del periodo più “maturo” riterranno ostico e scontroso all’eccesso; o forse no, altrimenti perché possiedono ancora Artistic Vice o Fear Yourself? Tra tastiere giocattolo e percussioni altrettanto, chitarre scordate e fedeltà sì ma solo alla melodia memorabile, sono molto più che i primi passi di un Genio e la via indicata al low-fi di Sebadoh e Smog (contenuti in tutto e per tutto dentro le The Dead Dog Laughing In The Cloud e Ghost Of Your Love eseguite con i Texas Instruments).

Sono forzieri di brani splendidi e immensi, capaci di ragionare in modo disarmante sui propri miti (The Beatles, Lennon Song, Casper The Friendly Ghost, King Kong) e offrire una speranzosa via di fuga (Rocket Ship, Speeding Motorcycle, I Am A Baby In My Universe); di esibire lucidità come una seduta psicanalitica mai potrà (Story Of An Artist, Sorry Entertainer) e pronunciarsi – con una poetica penetrante e realistica da far male – circa i massimi sistemi (God, I Live For Love, It’s Over). Sempre e comunque nei confini (in)finiti di una forma canzone pura che canticchierai in men che non si dica, in barba alle stonature e alla cosiddetta “normalità”. E a che ti serve, quest’ultima, se hai dalla tua Museum Of Love e True Love Will Find You In The End?

I neofiti e/o temerari scelgano magari Welcome To My World, raccolta che saggia e agile compendia i primi tempi del Nostro fino al 1990. Sappiano costoro che tutte le sue uscite ritraggono un Dan lucido poiché inafferrabile e obliquo; che ti scruta da dietro quel sorriso amarognolo e scava dentro con la maestria dei Grandi. Il desiderio di approfondire e procurarsi il resto della discografia non tarderà, laddove gli esperti hanno capito che un Uomo capace di scrivere versi come “seppelliscimi nel tuo cuore e là io rimarrò, senza cadere in decadenza” non può essere folle. E’ uno di noi, e la fatica e il disagio che provi ad ascoltarlo stanno tutte nell’ammettere l’evidenza.

31 luglio 2009
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album

Daniel Johnston

Continued Story + Hi, How Are you / Yip/Jump Music / Welcome To My World

artista

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