• Giu
    01
    2012

Album

Giada Mesi

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Dire che con Dargen siamo stati prudenti è un eufemismo: siamo stati duri, gli abbiamo sempre spaccato il capello in quattro. Ma lo abbiamo fatto per il suo bene. E siamo pur sempre quelli che a un certo punto hanno detto che un suo disco era, nello spazio interstiziale tra distacco critico e innamoramenti privati, uno dei dischi dell'anno. Chi ha orecchie da intendere, intenda.

Oggi Dargen è una superstar, l'uomo giusto nel posto e al momento giusto. Dopo che Zingo lo ha dischiuso come solo lui sa fare e fino allo sfinimento, dopo l'ammirazione di Jacopo Incani/Iosonouncane, di Prete Criminale dei Klippa Kloppa ("è degno di stare accanto ai classici come Battisti e Dalla"), di Morgan, ovviamente di Fibra ("è quello che scrive meglio"), guru intoccabile per i suoi fan che aprono pagine su Facebook tipo Le Migliori frasi di Dargen D'Amico e lo chiamano poeta e genio, il profilo che ne viene fuori è uno e trino, se non divino, sicuramente Cerbero: comunicatore (videodiarista e brillante imbarazzatore di intervistatori, lo sappiamo per esperienza diretta), imprenditore di se stesso (la collezione di occhiali specimen nascondiocchi lanciata un anno fa), un tipo consapevole (gli dicono geniale ma sa bene che "oggi i ragazzi se apprezzano un paio di scarpe dicono geniali 'ste scarpe, geniale ‘sto bus che va da capolinea a capolinea"). Le parole insomma sono importanti e D allora è soprattutto un artista, capace di regale a chi è entrato anche solo un pizzico oltre la superficie della sua poetica emozioni vere.

Annunciato da mesi e per mesi procrastinato (anche e soprattutto per curare la pubblicazione su Giada Mesi dell'esordio del supervocalista Andrea Nardinocchi), Nostalgia Istantanea ha spiazzato tutti per il formato, due pezzi lunghissimi, uno di 18 minuti (messo in streaming su Rockit), che chiameremo A, uno di 20, che chiameremo B, messi in vendita su iTunes e in un costoso vinile limitato. A e B sono le due facce della stessa medaglia. In entrambi, immagini e parole si accumulano come in un infinito freestyle, e alla fine l'ingolfamento è abbacinante, un flusso di coscienza propiziato dal sonno (Dargen il furbacchione parla di narcolessico), con rime e giochi di parole come sempre in grande spolvero (fino al finale di A, che spiega la natura mistica e tuttologa del pezzo con l'equazione: bibbia + enciclopedia = enciclopedio). In A Dargen è apodittico e poetico-sloganistico, più del solito (prende per il culo alcuni luoghi comuni), aiutato in questo anche dai bpm bassi, senza momenti al fulmicotone, con la musica co-firmata dal fido Emiliano Pepe tra certo minimalismo funky battistiano solarizzato e un insinuante pathos soft electro. A è un divertissement dichiarato e viene fuori come un esperimento ben fatto, assolutamente godibile, docile, ideale da sentire in un viaggio in auto da soli di notte (è un complimento).

B ne è il rovescio, la sua trasfigurazione espressionista, deformata, selvatica, drogata. Senza troppi giri di parole, è uno dei capolavori di Dargen, che sapeva di potere azzardare e ha azzardato, se non il suo picco assoluto (sicuramente il suo picco – pardon – sperimentale). Come a dire – visto forma e formato – la sua Sister Ray, la sua Miss Fortune, la sua Moon in June, il suo Lumpy Gravy. Nel rabdomantico vagare del testo si può isolare un nucleo onirico-carcerario originario, ma poi dentro c'è di tutto, per la serie "mettimi una musica che ti dico tutto quello che mi passa per la testa". Ma il vero grande scarto è la musica, una free form psichedelica, forse anche post-rock, firmata dal solo D, tutta frullati e vortici, arranchi e rilasci. Il risultato è un pezzo visionario, che per chiuderlo in una definizione ci vorrebbero tutte le caricaturali espressioni zingalesiane. Ecco, vanno bene tutte.

Stavolta alziamo le mani e ci arrendiamo, seguiamo il consiglio del saggio, raccogliamo i petali ma senza analizzarli troppo. Dargen prende il volo con un Giano bifronte che può fare ancora proseliti: bimbiminkia, pentiti del rap, rappofili e indie. Adesso D può dire le sue cose anche a chi prima non lo seguiva.

6 Giugno 2012
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