• mar
    18
    2013

Album

4AD

Add to Flipboard Magazine.

“Fin dall’infanzia sono preda della forza di un’orribile malinconia, la cui profondità trova la sua vera espressione nella corrispondente capacità di nasconderla sotto apparente serenità e voglia di vivere”. Kierkegaard come Elena Tonra, voce dei Daughter e persona estremamente affascinante se si va a scavare in quei risvolti della personalità che traspaiono costantemente anche all’interno delle canzoni. Una malinconia latente e ricorsiva foriera di un disagio più complesso che pone le radici fra le pieghe di rapporti di coppia senza lieto fine, quando il senso di abbandono consuma dall’interno e il cuore fa da specchio alle fragilità. C’è un alone di solitudine anche ora che il progetto Daughter non è più soltanto la diramazione solista – con due soli EP all’attivo – della Tonra e che Igor Haefeli si configura, non solo come chitarrista, ma anche come compagno nella vita della stessa Elena, rendendo più labili le ragioni di uno sguardo così costantemente glaciale rivolto all’onnipresente tema dell’amore. Un approccio amaro e pessimistico, riassunto nel sussurro di Youth – “If you’re in love, then you’re the lucky one. Cause most of us are bitter over someone” – che riflette tutta la rassegnazione, fungendo da manifesto programmatico di una poetica che ha caratteristiche definite e lampanti.

Cominciamo subito col dire che il vero colpo stagionale targato 4AD potrebbero proprio essere loro, a discapito dei vari Inc. e Indians, molto più in hype, ma anche più inconsistenti e deludenti. Il pregio di If You Leave è proprio la continuità: fratello quasi gemello, per suoni ed atmosfere, del progetto di Søren Løkke Juul, non arranca come quest’ultimo lungo strutture ripetitive piazzando qua e là qualche potenziale singolo, ma si impone dall’inizio alla fine senza un calo di tensione che uno. Il trittico iniziale è fra le migliori cose sentite ultimamente, con Winter che sembra affiorare ipnotica e in lontananza dalle fronde di una foresta del Nord Europa, prima dell’ingresso delle percussioni che si affacciano subito come colonna portante – assieme alla voce della Tonra c’è da dirlo – dell’intero LP. Le stesse percussioni che fungono da spartiacque all’interno di Youth, episodio cardine che racchiude tutte le caratteristiche dell’estetica Daughter, strutture di chitarra circolari, cambi di tempo sorretti dai pattern percussivi che trasportano in territori affini all’ultimo Bon Iver – sebbene con arrangiamenti più scarni e delicati – e atmosfere ethereal-dark che riportano alla mente il recentissimo Wash The Sins Not Only The Face a firma Esben And The Witch, ma con ancor più mordente e ispirazione. Menzione particolare ed obbligatoria va alle liriche, splendide e caratterizzate da un male di vivere radicato ed evidente che rende If You Leave un quasi-concept già a partire dal titolo, con l’angoscia dell’abbandono che guida le canzoni dall’interno e sfocia nella disillusione di versi come “I want all that is not mine / I want him but we’re not right”  da Smother e “But don’t bring tomorrow / ‘cause I already know / I’ll lose you” da Tomorrow, quest’ultima – così come fra i riverberi sognanti che profumano di XX di Touch – con la chitarra di Haefeli che lambisce anche territori post-rock cari agli Explosions in The Sky. Anche le atmosfere più direttamente folk di Human e Amsterdam rappresentano una conferma di livello altissimo che conduce al commiato conclusivo della struggente Shallow, dove l’amore e la morte si accarezzano in una danza cupa che esalta le incredibili doti di scrittura di una Elena Tonra che, con questo esordio sulla lunga distanza, scrive una delle pagine che si ricorderanno sicuramente al momento di scegliere gli episodi migliori di questo 2013.

17 Febbraio 2013
Leggi tutto
Precedente
Massimo Giangrande – Directions
Successivo
Ilaria Graziano & Francesco Forni – From Bedlam To Lenane Ilaria Graziano & Francesco Forni – From Bedlam To Lenane

album

recensione

artista

artista

artista

artista

Altre notizie suggerite