Recensioni

Arriva dopo appena dieci minuti dall’inizio del film. È la celebre sequenza della testa che esplode. Dal 1981 in poi avrebbe riempito i nostri occhi e colonizzato le nostre coscienze audiovisive in una maniera, va da sé, molto cronenberghiana. Questione di fascinazioni tra corpo e mente, che si rincorrono da decenni nella filmografia del regista canadese. Questione anche di bieca cultura pop, visto l’uso espanso della sequenza in questione, sotto forma di gif,  nel web 1.0 degli anni ’90/2000, quando ancora non esistevano meme e social e i forum di discussione erano la forma primigenia di piazza virtuale…. Eppure stiamo parlando di nient’altro che frattaglie animali inserite nella testa di un manichino e fatte deflagrare con un colpo di fucile dal laborioso Dick Smith, supervisore effetti speciali della vecchia scuola, quando le cose si facevano ancora con le sostanze, i materiali posticci e i coloranti rossi.

Darryl Revok

Visto a distanza di 40 anni appare lampante come Scanners sia un film spartiacque. Il new horror fino ad allora era stato una faccenda carbonara, semi clandestina, che aveva preparato il terreno all’ondata anni ’80. Scanners fu il primo successo di pubblico dell’autore canadese, nello stesso anno in cui arrivò il Sam Raimi de La Casa. Segno evidente che il genere era ormai maturo per una sterzata plateale verso una grafica molto più viscerale. Lo splatter fu sdoganato del tutto e si adeguarono tutti al nuovo standard, ma per Cronenberg sembrò la naturale prosecuzione di un discorso mai interrotto.

La trilogia iniziale di Shivers, Rabid e Brood non aveva esattamente tutti i canoni del ritmo cinematografico. Erano film che compensavano le deficienze della messa in scena, con un sovraccarico di rigidità autoriale, e lì stava il bello: il cortocircuito tra profilatura di serie B e supervisione “arty”. Scanners, invece, mostra al regista canadese la strada che dovrà prendere da lì in avanti. Complice anche l’esigenza di improvvisare (al punto da scrivere parti di sceneggiatura appena prima di girarle) Cronenberg trova la quadra tra produzione cinematografica ed esigenza creativa, mimetizzando il discorso teorico nelle dinamiche di genere in una maniera più fluida, personale e “commerciale”. Da qui la storia dei due scanner “fratelli”. Il buono Cameron Vale e il cattivo (l’insuperabile villain anni ’80, Michael Ironside) Darryl Revok, le cui dinamiche portano dritti al fulcro del film: il pensiero come forza motrice dell’agire collettivo.

Cameron Vale

L’atto stesso di filmare l’infilmabile deve aver subito stuzzicato l’autore canadese. La soluzione escogitata è minimale, al netto della battaglia finale dove i protagonisti diventano poco più che pupazzi di sangue e plastilina, in una versione ante-litteram e del tutto autografa del film di super eroi (qualcuno – a ragione – ha messo in relazione Scanners e gli X-Men….). Le voci che abitano la testa del protagonista si incrociano e si sovrappongono, come i primi piani dei soggetti ascoltati, ma Cronenberg non può andare oltre. La metafora della testa che esplode si traduce nell’impossibilità del cinema di narrare il lato concettuale delle idee, se non mimandole. Non a caso Revok si fa un buco nella testa e appare nel film con il terzo occhio disegnato sulla fronte. Al di là delle suggestioni esoteriche della cosa, è evidente che quella è l’unica strada “giusta” da percorrere. Bisogna aprirsi un varco dietro le palpebre per accedere al mistero delle nostre teste, passando per forza di cose per una forma di “auto violazione”.

Un’ultima cosa… su YouTube gira un’intervista che Enrico Ghezzi fece all’autore canadese, all’epoca di Inseparabili. Al netto dell’orribile inglese del nostro amato critico (ma compensato dalla geniale carica di associazioni meta e intra-filmiche che sono da sempre il suo forte), un Cronenberg come sempre molto disponibile arriva a dire che c’è una forte vena di improvvisazione e istintività in quello che fa. Non tutto ciò che fa è ragionato e si inserisce in un più vasto discorso di associazioni e suggestioni, che lo abitano e lo muovono.

È quindi un caso, ma molto probabilmente no, che un gruppo di soggetti con poteri telepatici, denominato Senders, venga menzionato ne Il Pasto Nudo di William Burroughs, il quale arriva a dire: «The Sender is not a human individual… It is The Human Virus». Questo tipo di link tra autori, temi e ispirazioni, è il tipo di cose che hanno fatto la fortuna critica di Cronenberg portandolo dalla serie B alla platea del Festival Di Cannes. Il gioco semiotico e meta linguistico con lui diventa un labirinto inespugnabile, che arriva quasi ai livelli di Kubrick. Dopo Scanners arriverà Videodrome, con la sua allucinante sintesi tra snuff movies e Debbie Harry, frequenze UHF e Gilles Deleuze, consacrando definitivamente il suo autore sull’altare della Nuova Carne.

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