Recensioni

7.3

Una poetica fatta di chitarre sospese e sottili trame ambientali: così si presentava nel 2018 Failed Celestial Creatures, primo lavoro collaborativo tra Taku Unami e David Grubbs. Un’unione artistica rafforzata da una frequentazione live che negli ultimi due anni ha permesso di approfondire ulteriormente la materia, il cui precipitato è ben udibile nel nuovo Comet Meta.

Non meno astratto del suo predecessore, eppure maggiormente concreto nei risultati, il disco parte dai confini sonori precedentemente tracciati dai due musicisti per espandersi in una dimensione di più ampio respiro, arricchita da nuovi elementi timbrici. Saltano subito alla mente i Gatsr Del Sol, come anche le costruzioni armoniche dell’ottimo The Plain Where The Palace Stood di Grubbs, ma da qui il suono muove verso territori di ricerca del tutto contemporanei. Stavolta, nello scarno impasto di armonie dilatate e tensioni elettroacustiche, le chitarre trovano momenti per incrociarsi con maggiore decisione e musicalità, fino a lasciar trasparire in filigrana una suggestiva malinconia sadcore. Ma il disco risuona anche di rarefatte note di piano che decadono nei bordoni minimalisti perfettamente maneggiati da Unami, e sul finale sbuca persino una drum machine per materializzare un ologramma di ritmo a puntellare la staticità di un flusso spettrale.

Tutto questo non mostra solamente un’eleganza sopra la media e una notevole maestria compositiva, ma anche l’evidente crescita artistica di una collaborazione che sta diventando qualcosa di più di un semplice progetto collaterale. Comet Meta affascina con un moderno concetto di dopo-rock destrutturato capace di costruire una strana dimensione di palpabile evanescenza. Caderci dentro permette di godere di un’intelligenza espressiva che non si ha tanto spesso occasione di ascoltare.

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