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7.3

Non sappiamo davvero da dove iniziare per parlarvi del cofanetto dei Deadburger, La fisica delle nuvole, considerata la quantità di materiale – musicale e non – contenuta al suo interno (testimonianza ne è anche un comunicato stampa dettagliatissimo lungo una ventina di pagine). Partiamo col dirvi che il lavoro consta di tre CD da ascoltarsi singolarmente ma anche come parti di un’opera complessiva. Nel booklet (più di 60 pagine con testi, immagini e informazioni varie in stile almanacco d’altri tempi) si parla di colonne sonore per opere teatrali, ma in realtà la musica contenuta all’interno dei dischi è uno sviluppo ulteriore che vive anche da solo. Gli autori sono i Deadburger, ribattezzatisi Deadburger Factory perché ogni disco fa capo a un “responsabile” diverso: Puro Nylon (100%) è di Alessandro Casini, Vittorio Nistri e Tony Vivona (ovvero i Deadburger), Microonde / Vibroplettri chiama in causa rispettivamente Vittorio Nistri e Alessandro Casini e La fisica delle nuvole è a nome Deadburger. La divisione dei pani, in realtà, non è solo un vezzo, perché i tre dischi si muovono in direzioni diverse ma allo stesso tempo complementari tra loro. Potremmo dire, per riassumere in modo grezzo e forse impreciso, che si va dalla forma canzone a omaggi a compositori contemporanei (soprattutto il primo e terzo disco), passando per un concetto di sperimentazione esemplificato in particolar modo da un Microonde/Vibroplettri che già dal titolo parla chiaro (musica ricavata da un forno a microonde e da oggetti vibranti).

Un riduzionismo, il nostro, che in realtà non rende l’idea della complessità del materiale: l’ultimo disco citato, ad esempio, vira verso territori industrial/noise/droning (la parte di Vittorio Nistri) citando il krautrock (Cuore di Rana) e mostrando inclinazioni verso la soundtrack (Il dentista di Tangeri), lontano però da sterili avanguardismi didascalici. Tutto ha un senso, ne La fisica delle nuvole, e può essere ricondotto a una finalità precisa anche quando potrebbe non sembrare. Per un Puro Nylon (100%) che musica le poesie di Tony Vivona declamandole su una sorta di post-rock-wave-prog e campioni musicali di Erik Satie ricontestualizzati – contemporanea e dimensione popolare convivono, ad esempio, in una Oltre con alla voce, Lalli e al violino una Jamie Marie Lazzara che sembra citare il John Cale velvetiano e più rumorista -, c’è un La fisica delle nuvole con nelle corde un Oriente psichedelico sui generis (Amber), certo crossover elegante (Bruciando il piccolo padre), il funk (Deposito), gli archi (La fisica delle nuvole) e il folk-jazz (C’è ancora vita su marte).

Quel che emerge da una valutazione complessiva del materiale è l’approccio perfezionista e davvero coraggioso dei responsabili del progetto (a cominciare dalla musica, per finire con le bellissime illustrazioni di Paolo Bacilieri), un suono dalla dinamica caldissima, un viaggio senza confini di genere fatto seguendo dettagli minimali attorno a cui costruire il tutto. Esperienza d’ascolto avventurosa, imprevedibile, capace di unire colto e popolare, ma soprattutto di stupire. Bravi davvero.

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