• ott
    01
    2003

Album

Barsuk

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Transatlanticism, l’ultimo album per l’etichetta indipendente Barsuk (prima di accasarsi presso l’Atlantic) dei Death Cab For Cutie è il più difficile da reperire in Italia – ma non solo -, se non attraverso l’importazione (una distribuzione carente migliorata recentemente dalla tedesca Grand Hotel Van Cleef). Le nenie logoranti, forma e sostanza ultima del lavoro, portano dentro un immaginario – quello gibbardiano, ovviamente – che si fa sempre più pesante sotto le ossessioni personali di distacco, precarietà e (di frequente) fine.

Le melodie (rispetto al sound compatto e pure raffinatissimo per produzione e composizione del lavoro precedente) si fanno più irregolari e disuguali, non di rado rarefatte nella misura in cui si fanno racchiudere da un disco complessivamente avvitato sulla meccanica estenuante della distanza. Le canzoni, unità olistiche che oramai fanno chiaramente da cuore pulsante di tutta la produzione della band, sono suites a volte sfilacciate per vocazione, plasmate affinché facciano da tramite empatico tra oceani; ponti che si allungano a perdita d’occhio. Quello che comincia a farsi “classico” sound Death Cab For Cutie emerge con prepotenza dalla brume transatlantiche e si concretizza in pezzi, ancora una volta, praticamente perfetti: Title And Registration, We Looked Like Giants, Expo 86 e Passenger Seat avrebbero potuto agilmente fare parte della raccolta – sin troppo compiuta – di scatti di The Photo Album. Altrove, nella scaletta si raggomitolano episodi più innovativi, come la doppietta Tiny Vessels / Transatlanticism, cavalcata dilatata – sull’abdicazione di un amore presente, facile ma insignificante, per uno reso tortuoso dalle miglia interposte – che nei suoi dolcissimi dodici minuti configura il refrain “I need you so much closer” come autetico nucleo tematico dell’intero album. Ci sono anche The New Year (appena più irruente del solito) ed il trionfo dell’estetica onomatopeica del pop The Sound Of Settling a testimoniare di una verve compositiva che, ben lungi dallo scemare, si evolve, cresce, matura e regge le altissime aspettative

1 ottobre 2003
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